
Come si svolge il rito del Maggio:la squadra dei maggerini si ferma davanti alla porta della casa e il poeta chiede il PERMESSO per entrare in ottava rima:
A TUTTI VOI LO CHIEDO IL PERMESSO
PER ME E PER I MIEI COMPAGNI TUTTI QUANTI
E NEL VOSTRO CUORE IO CI VEDO
CHE DI SENTIR CANTAR SARETE AMANTI.
SE CI DATE IL PERMESSO COME CREDO
NOI VI FAREM SENTIRE I NOSTRI CANTI
VI CANTEREMO IL MAGGIO E SI VA VIA
LASCIANDOVI NEL CUORE L’ALLEGRIA.
A questo punto la squadra entra in casa e canta il MAGGIO.
Ci possono essere altre improvvisazioni poetiche, poi il CORBELLAIO chiede l’offerta (per questo il maggio è considerato un canto di questua). E’ possibile reperire un vero corbello del maggio.
A CANTAR UN OTTAVA MI CI PROVO
O ALMENO IL MIO CUORE MI CONSIGLIA
A FAR IL CORBELLAIO MI RITROVO
PER QUESTO MI RIVOLGO ALLA FAMIGLIA
SE CI AVETE DEL CACIO O QUALCHE UOVO
O QUELLO CHE CI DATE NOI SI PIGLIA
OH GENTE GENEROSA DI ORBETELLO
VEDETE SE RIEMPITE ‘STO CORBELLO.
A questo punto la famiglia offre vino, uova, formaggio o somme di denaro, ma ci può essere il padron di casa avaro che non ha intenzione di dare nulla e canta
PER QUEST’ANNO E’ ANDATA MALE
POCO GRANO POCA FARINA
PICCOLINO ERA IL MAIALE
POCO VIN NELLA CANTINA.
Immediata la risposta, poco amichevole, del poeta
CHE V’ENTRASSE LA VOLPE NEL POLLAIO
CHE SI MANGIASSE TUTTE LE GALLINE
CHE V’ENTRASSE I LADRI NEL GRANAIO
CHE SI MUFFASSE IL VIN NELLE CANTINE
UN’ACCIDENTE AL PADRE E UNO ALLA FIGLIA
E IL RIMANENTE A TUTTA LA FAMIGLIA.
Poi è il turno dell’ALBERAIO, colui che porta un ramoscello fiorito d’alloro, simbolo del maggio
ANCH’IO LA VOGLIO FARE LA MIA PRESENZA
IN MEZZO A LORO MI FARO’ CORAGGIO
HO VOLUTO PROVARE L’ESPERIENZA
DI VENIRE A CANTARE IL NUOVO MAGGIO
REGNI SEMPRE IN NOI L’ESISTENZA
CON QUESTA PIANTA AFFRONTERO’ IL VIAGGIO
ANCHE SE LUNGO SARA’ IL CAMMINO
FARO’ GLI AUGURI AL GRANDE E AL PICCINO
carissimo il mi fida
di certo sono convinto che lo sai
allitterato sono stato mai
ma in gioventù un poco io suonai
l’orecchio musicale ancor mi resta
se sento quarcheduno un po’ stonare
in testa mi si rizza su la cresta
non voglio ora con te polemizzare
ma nello blog tuo poi ci metti
dei versi che non sono poi perfetti
non dico nello spirito e la rima
ma la lunghezza proprio non mi torna
s’endecassilabi hanno da esse
li avanzano e la ci son da mette
lo dico con l’orecchio come prima
e non con lo mestiere del poeta
dov’io so’ perfetto analfabeta
Volevamo rispondere “per le rime”, ma meglio evitare per non rischiare di essere nuovamente colti in fallo in fatto di metrica dal nostro attento lettore e amico Roberto.
Le ottave sono state prese da tre registrazioni differenti, quindi è possibile che nella trascrizione qualcosa non sia stato riporatto fedelmente, come è altresì possibile che il poeta nel canto non abbia rispettato perfettamente l’endecasillabo; ma è anche vero che stiamo parlando di “improvvisazione”, quindi bisogna rendersi conto che il poeta concepiesce il “verso” nel momento stesso in cui lo canta, con tutte le difficoltà e, a volte, alcune imperfezioni stilistiche.
Ci fa comunque piacere che ciò venga rilevato, in quanto anche noi abbiamo l’impressione che spesso il “rigore metrico” (al quale si atteneva scrupolsoamente un grande della poesia estemporanea come Lio Banchi), venga disatteso e, a tal proposito, assistiamo davvero a delle ottave “scombinate”, molto più evidenti di quelle segnalate dal nostro “allitterato” e tutt’altro che “analfabeta” amico.