Archivio per 11 Giugno 2008

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Guerrino

 

Il carissimo e certamente non dimenticato Guerrino, nome di battaglia del barbiere Terzo Aristide, babbo del cotanto Popi, dai più conosciuto come Bruno, l’animatore del circolo degli anziani, non era famoso solo come barbiere e quindi come titolare di apprezzato luogo di lettura delle riviste sportive e non
 
nei rari momenti in cui lo si vedeva fuori del suo salone, svestito del suo lungo camice bianco, tanto da sembrare un uccello senza penne, o un prete senza tonaca, girava con un prezioso foglio tutto ripiegato in tasca che via via tirava fuori per raccontare le ultime sul suo peregrinare lungo e penoso
 
nel foglio c’era lo schizzo di un monumento, probabilmente buttato giù da lui artista tuttofare come erano tutti i barbieri dell’epoca, un monumento da erigere a Braccagni in ricordo e alla memoria dei caduti della Grande Guerra, cioè quella del 15 – 18
 
raccontava delle promesse fatte dall’ultimo assessore con cui aveva parlato, o con l’ingegnere che gli spiegava che bisognava prevedere uno spazio nel nuovo piano regolatore, sennò un si poteva fa niente, delle promesse del sindaco, delle speranze che lui diceva sempre di avere, ma che i suoi occhietti buoni e un pò tristi sembravano invece mettere in forte dubbio
 
io non so se il vecchio “Guerra” veniva scambiato per l’ultimo guerrafondaio della maremma, magari a causa del suo soprannome che poteva far pensare proprio ad essa, o se ancora non gli avevano magari detto anche a lui che, come le piazze, i monumenti ai caduti per la patria, gli architetti dei paesi non  li consigliano più, cioè, non vanno più di moda
 
Guerrino, immagino anche a nome e per conto di tutti i suoi commilitoni, ha trovato poi la generosa e compassionevole ospitalità a Montepescali, che forse si prestava di più dal punto di vista architettonico, e proprio all’entrata del paese fa mostra di se un piccolo ma evidente monumento ai caduti della prima grande guerra
 
forse sempre per (me) imprescrutabili tragitti architettonici a Braccagni è stato poi posto nel “parchino” nel luogo dove si sarebbe potuto ben ospitare il monumento desiderato e guadagnato a caro prezzo dai nostri nonni, un altro monumento che se non ricordava gesta eroiche per la patria, certamente alzava di diversi metri in alto la bandiera della civiltà sociale della popolazione, con un mausoleo intitolato e finalizzato ai corporali bisogni umani, dall’inconfondibile stile orientaleggiante, forse in lungimirante previsione di esodi e immigrazioni
 
vuoi per la più che evocante forma tondeggiante della cappella, vuoi per l’uso univoco pensato, al granocchiaio venne subito da battezza’ il monumento: “a testa di minchia”
 
per motivi che qui non è il caso di analizzare, quelle poche nuove abitazioni che si sono avute negli ultimi decenni in paese, non si sono discostate stilisticamente di molto dalle altre insulse edificate nel centro e in periferia degli altri paesi dormitorio della nostra provincia
 
sennonché ultimamente, sulla scia di un segnale di chiaro progresso economico del nostro centro (?) si vede spuntare e crescere, tra le impalcature che ormai non riescano più a nascondere le conturbanti linee della nuova costruzione finanziaria, un edificio dalle forme uniche precise e certe, uno stile che non mi ci è voluto poi tanto tempo a battezzare: dopo il monumento a ”testa di minchia” avremo anche una banca “testa quadra”
 
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