Archivio per Febbraio 2008

26
Feb
08

Una antica tradizione: lo svolgimento del rito del Maggio

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Il modo in cui ciascuna comunità “canta il Maggio” è sempre differente e dipende da una maggiore o minore continuità di tradizione; nella maggioranza dei casi siamo di fronte a fenomeni di recupero, revival e re-invenzione della tradizione.

Per una descrizione generale sulle modalità di svolgimento della festa faremo riferimento al Maggio maremmano, cantato in provincia di Grosseto, che presenta insieme parecchi elementi peculiari della festa che altrove si ripresentano solo parzialmente. Infatti, nel secondo dopoguerra la Maremma fu meta di immigrazione da molte zone rurali d’Italia, per la disponibilità di terre coltivabili assegnate dall’Ente Riforma Fondiaria; quest’area è diventata così luogo di scambio e confronto di culture e tradizioni contadine provenienti da ogni parte d’Italia. Qui hanno potuto sopravvivere usanze, mestieri e riti altrimenti scomparsi nei luoghi d’origine, di fatto rinnovando e arricchendo la tradizione toscana.

I componenti del gruppo sono amici, spesso parenti fra loro. Non è detto però che si vedano spesso al di fuori dell’occasione del canto.

Ogni gruppo, o “squadra”, varia da cinque-sei persone fino ad arrivare a più di venti. La rinnovata popolarità che il Maggio sta riscotendo in questi ultimi anni ha portato alla formazione di parecchie squadre, spesso più di una per paese, in competizione musicale tra loro. Si gareggia anche nella ricchezza e vivacità degli ornamenti preparati dai maggerini stessi e dalle loro famiglie: vengono preparati centinaia di fiori di carta colorata per guarnire cappelli di paglia e bastoni; spesso il costume viene completato da fazzoletti al collo e nastri colorati, il tutto però all’insegna della praticità richiesta da una lunga escursione notturna per le campagne. Spesso i bastoni e i cappelli più belli vengono conservati; a volte mantengono vivo il ricordo di maggerini scomparsi.

In Maremma l’usanza si associa indissolubilmente con un’altra pratica tradizionale profondamente radicata: l’improvvisazione in ottava rima. Oltre alle canzoni tradizionali, riproposte ogni anno, il momento più importante delle questue maremmane consiste nelle ottave “personalizzate”, che il poeta del gruppo canta agli ospiti che si vanno mano a mano a visitare, con cui quasi sempre c’è conoscenza diretta. La bravura e la simpatia del “poeta” è la garanzia del prestigio della squadra e del successo delle nottate di canto.

Avvicinandosi a un podere, il poeta attacca con delle ottave di saluto, rivolgendosi al “capoccia”, il padrone della masseria, chiedendogli ospitalità in casa, il cosiddetto “permesso”:

A tutti voi lo chiedo il permesso

Per me e per i miei compagni tutti quanti

E nel vostro cuore io ci vedo

Che di sentir cantar sarete amanti;

se ci date il permesso come credo

noi vi farem sentire i nostri canti

vi canteremo i maggio e si va via

lasciandovi nel cuore l’allegria.

Gino Zucchelli, maggesino maremmano della zona di Cura Nuova (Massa Marittima), racconta come in passato la concessione del permesso ad entrare non fosse una formalità, ma una vera e propria prova di poesia e di resistenza (1): Per entrare nei poderi non era sempre facile: quando fuori faceva freddo ed il poeta era in gamba ci aprivano subito la porta, ma mi ricordo un anno dalla famiglia Braglia alle Case Nuove ci tennero un’ora fuori: il poeta doveva cantà per trovare la chiave per entra’ dentro.

Una volta fatti accomodare, nella cucina o nel soggiorno di casa, mentre vengono offerti dolci e vino, tutti insieme i maggerini cantano in coro il “Maggio” vero e proprio, accompagnati dal fisarmonicista, che in genere è l’unica strumentista del gruppo (si possono aggiungere una o due chitarre, o una seconda fisarmonica a seconda della disponibilità di musicisti. Poi si fanno avanti gli altri componenti “specializzati” della squadra, l’alberaio e il corbellaio, che improvvisano le loro ottave, (i meno tagliati per l’improvvisazione hanno a memoria un’ottava “di baule” da cantare più o meno uguale in ogni casa).

L’alberaio è l’incaricato di portare il “Maggio”, il tronco d’albero decorato sempre con fiori e nastri, che è lo stendardo e il simbolo della squadra. Per Quinto Paroli, poeta del maggio scomparso, era un elemento fondamentale (1) “L’albero come si fa noi ‘un lo fa nessuno. L’addobbo personalmente perché gli altri ‘un so’ boni. L’albero è il simbolo del Maggio e ci tengo che faccia figura, rappresenta la primavera.”

Di Quinto Paroli è anche quest’ottava d’alberaio (1)

Or tocca a me che porto l’alberello

È il simbolo di maggio e primavera

Se lo guardate bene quanto è bello

Pien di vigore con la sua bandiera;

e tutti gli anni fa ‘l ritornello

porta il profumo con aria sincera

e poi di tutto porta l’abbondanza

è vigoroso e pieno di speranza.

Dopo l’alberaio canta il corbellaio, che prende il nome dal corbello, il grosso cesto di vimini che porta sulle spalle. Egli si occupa della raccolta dei doni lasciati da ogni famiglia visitata, prima esclusivamente alimentari (soprattutto uova), oggi perlopiù in denaro. Con le sue ottave incita gli ospiti ad essere prodighi di doni e li ringrazia, magari con qualche battuta di spirito se non ritiene soddisfatto del ricavato. Anche qui citiamo un’ottava di Paroli (1)

Di questa squadra sono un componente

Anch’io il mio dovere voglio fare

Anche se arrivo tardi non fa niente

Ma del buon cuore debbo ringraziare

Di quanto avete dato è sufficiente

Che meglio di così ‘un potevi fare

Vi devo fare i miei complimenti

Vi dico grazie ancora e siano contenti.

A volte, specialmente in Maremma, può accadere che anche il padrone di casa sia abile nell’improvvisazione in ottava rima; ne nascono dei veri e propri contrasti estemporanei che, complice il vino, possono protrarsi anche per parecchie ottave e ritardare il giro della squadra.

Il poeta ringrazia con diverse “ottave di saluto”, e la squadra riparte alla volta della prossima casa. Il giro continua per tutta la notte.

(Testo in collaborazione con Andrea Virili)(1) Tratto da “Quinto Paroli Poeta del maggio” di Roberto Fidanzi (anno 1997)

16
Feb
08

La scomparsa di Eugenio Bargagli

Eugenio Bargagli l’ultimo cantastorie del Novecento

 

Eugenio Bargagli

Nato il 17 aprile 1916 nel comune di Magliano in Toscana, Eugenio Bargagli non si è mai separato dalla sua fisarmonica facendo il cantastorie e vivendo di questo mestiere fin dal 1945.

All’inizio della carriera (ricca di soddisfazioni) cantastorie puro nelle fiere e nei mercati, vendendo la sua musica, magari insieme a delle lamette, poi le collaborazioni, anche importanti, nel mondo dei cantastorie, come Franco Trincale, il poeta siciliano Ignazio Buttitta; l’iscrizione alla Siae ed il contratto con la casa discografica Fonola.

La creazione del Trio Marino, con i figli Alberto e Mirella, segnerà una svolta, ed Eugenio si troverà a cantare, più che nelle fiere, nelle sale da ballo.

Richiesto fino all’ultimo nelle piazze, nei convegni, alla Casa di Riposo di via Ferrucci a Grosseto, ogni spazio era buono per lui per creare divertimento, con la sua piccola figura dal grande fascino.

Uno degli appuntamenti al quale temeva maggiormente era la festa del Maggio di Braccagni, dove proprio lo scorso anno gli fu consegnata una targa ricordo con incisa una ottava scritta dal giovane poeta Enrico Rustici:

“Bargagli nel vederti mi stupisci

Con quella mano svelta sopra i tasti

Ad inseguire tanghi, walzer, lisci

E pare quasi sempre non ti basti.

Su tempi a noi lontani riferisci

Di gente, strane storie, amori casti

Si leva il canapone in piazza dante

E ti si fa una statua di diamante”.

Purtroppo questo anno la Festa del Maggio ha perso uno dei suoi beniamini più amati.

16
Feb
08

E’ morto Eugenio Bargagli ultimo cantastorie del Novecento

Eugenio Bargagli

Si svolgeranno sabato 16 febbraio 2008 alle ore 15 le esequie di Eugenio Bargagli l’ultimo degli autentici cantastorie italiani il quale, nonostante avesse superato l’età di novanta anni, continuava ancora ad esibirsi nelle piazze e ovunque lo chiamassero. Uomo dotato di arguzia e spirito critico, riusciva a toccare tutti i temi della vita sociale ed anche politica dei nostri giorni con stile semplice e comunicativo. La Sentinella del Braccagni, ricordando le sue molte partecipazioni alla Festa del Maggio, intende commemorarne la persona e le opere da lui composte, ricordando che non solo era famoso nella provincia di Grosseto, ma ormai da lungo tempo anche nella intera Italia quale ultimo e vero rappresentante dei cantastorie, figure di artisti che usavano trattare temi sociali e di attualità cantandone i temi per le piazze o i luoghi pubblici di ogni parte d’Italia. La Sentinella del Braccagni partecipa ai familiari, in particolar modo alla figlia Mirella – anch’essa cantante -, il proprio cordoglio per la grave perdita.

09
Feb
08

Cineforum a Braccagni (GR) tutti i mercoledì

13 febbraio: L’Alberese

Tradizioni rurali in Maremma – La trebbiatura all’Alberese
di Edo Galli, 1995 – documentario colore (21′) sulla trebbiatura tradizionale.

La trebbiatura, momento centrale nella vita contadina tradizionale,
 diventa strumento per ricordare un tempo ormai passato.

Si ruba con gli occhi, storie di butteri di Maremma.
di Miriam Pucitta, 1995 – documentario colore (68′) sui butteri
 maremmani
Un mestiere d’altri tempi raccontato attraverso le immagini del lavoro
quotidiano a contatto con la natura e le parole di chi ha scelto questo
 
lavoro.

20 febbraio: La palude

II padule della Casa Rossa - Memorie d’acqua e di vita.
di Edo Galli, 1999 – documentario (31′)

a brevi capitoli su vari aspetti del padule
Una famiglia contadina, affaccendata davanti al focolare, ricorda le
inondazioni, i personaggi che hanno soggiornato in questa zona, la
 pesca, la caccia

Il cielo sulla palude
di Augusto Genina, 1949 – Lungometraggio in bianco e nero (88′)
La storia di Santa Maria Goretti, ambientata in Maremma.

4 filmati da cinegiornali Luce degli anni ‘30

27 febbraio: David Lazzaretti (Arcidosso, 1834-1878)

La torre e il tempo - Appunti per un film su David Lazzaretti
di Gianni Bernardini, 1976 – mediometraggio in bianco e nero (40)
Nel prologo le immagini della campagna sono accompagnate dalle voci
 fuori
campo di un uomo ed una donna che descrivono un ipotetico cammino verso
 la
torre di Lazzaretti.

La visione del Sabba.
di Marco Bellocchio, 1987 – Lungometraggio a colori (105′)
David, un giovane psichiatra, è incaricato di esaminare in qualità di
 perito prima del processo, Maddalena, una ragazza isterica accusata di aver
 ucciso un cacciatore.

5 marzo: Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 - Milano, 1971)

Addio a Kansas City – Luciano Bìanciardi, uno scrittore e il suo
 tempo.
di Francesco Falaschi, 1994 – Documentario (29) su Luciano Bianciardi
La vita dello scrittore sullo sfondo degli anni ‘50 tra tensioni e
 speranze.
La sua fuga dalla provincia (metaforicamente Kansas City) verso la
 metropoli milanese della disillusione e della vita agra.

Ribolla – La strage del 1954 – Momenti di storia di un paese minerario.
di Pier Vittorio Marzocchi, 1983 – documentario a colori (37′)
Rievocazione dell.incidente al pozzo Camorra dove persero la vita 43
minatori con testimonianze dirette sulle condizioni di lavoro nella
miniera.

12 marzo: Roberto Ferretti (Grosseto, 1948 – Giordania, 1984)

La focarazza di Santa Caterina.
di Riccardo Putti, 1989 – documentario (40′)
I preparativi e lo svolgimento della festa a Santa Caterina di Roccalbegna,
gli abitanti, il bosco, il fuoco.

La perla folclorica del demologo.
di Edo Galli, 2007 – intervista a Ferretti sul Carnevale Morto e
 riprese della edizione del 1997 (35′)
E’ morto il Carnevale chi lo sotterrerà?
la compagnia dei Gobbi farà la carità..

Patrick  Marini
Loc. Casa Dogana
58036 Roccastrada (Grosseto)
42° 54,73′ N
11° 03,80′ E
cel. 320 0135234
fax. 1782267241
tel. 0564 577016

03
Feb
08

Il corbellaio – ottave del “panieraio” e testi delle prime squadre del maggio di Braccagni

IL CORBELLAIO

di Claudio Capecchi

Il Corbellaio per le piazze

Un ringraziamento facciamo di cuore

A tutti i presenti adulti e bambini

Che sia povero o che sia signore

Che siano imprenditori o contadini

Che sia l’operaio o il suo datore

Vi ringraziano tutti i maggerini

Grazie a tutti vi dice chi porta il corbello

Ma di soldi riempitemi il cappello.

Anno 1954

Alla fine vi ringrazia il corbellaio

A voi tutti o cara gente

Se mi riempite il salvadanaio

Ai miei compagni lo farò presente

Sennò altrimenti per me l’è un guaio

Se alla fine non li porto niente

Io con l’inchino verso voi mi piego

E Dio che vi aiuti sempre prego.

Anno 1955

Uova di locio o anche di gallina

Di anatra oppure di faraone

Noi ne prendiamo anche una trentina

Dico molti di più non si propone

Ma anche un galletto mica ci rovina

Se sono un paio poi non ci scompone

Massaia mia a voi voglio dire

Che noi prendiamo pure mille lire

Per i pastori

Pastore vi ringrazia il corbellaio

E il mio augurio non vi faccia oltraggio

Che possiate vivere armonioso e gaio

E la fortuna vi porga coraggio

Tutte le pecore vi faccino paio

Così potrete darci del formaggio

Una o due belle formelle

E anche i montoni vi faccian l’agnelle.

Anno 1956

Il corbellaio o gente vi ama tanto

E spero voi mi contraccambiate

Se nel cappello che vi porto accanto

Dei soldi in lire parecchi versate

Io pregherò per voi qualsiasi Santo

Che pace e salute sempre abbiate

E Dio vi aiuti per tutta la vita

In discesa in pianura e in salita.

Anno 1957

Signori e signore il corbellaio

Contro di voi mai si adira

Viene vicino armonioso e gaio

Per vedere se rimedia qualche lira

Se poi invece di una so un migliaio

Di metterle nel cesto mica si ritira

E di ringraziarvi il dovere sento

Se invece di mille sono pure cento.

Anno 1958

Il corbellaio a voi care persone

Vi chiede uova fresche di gallina

Se sono dieci mica ci scompone

Se sono venti certo non ci rovina

Così io ringrazierò il padrone

Con la moglie il bimbo e la bambina

E la massaia voglio avvertire

Se non ci ha l’ova ci dia cento lire.

1 maggio 1958

C’è l’aprile che ci dice

Sono stanco e vo in riposo

Arriva maggio assai glorioso

Che ciascuno sia felice (c’è l’aprile che ci dice)

Noi vediamo verdeggiare

Tutta quanta la montagna

E più tanto la campagna

Fino ai margini del mare (noi vediamo verdeggiare)

Il cucco canta il merlo dice

O pastore non tardare

Via te ne devi andare

Vai su nella pendice (canta il cucco il merlo dice)

Qui si canta con coraggio

Ai signori e ai contadini

Perchè ai grandi e ai bambini

Noi si porta il nuovo maggio (qui si canta con coraggio)

Il Primo Maggio ha un decoro

Che noi dobbiamo rispettare

Non si può abbandonare

E’ la Festa del lavoro (il Primo Maggio ha un decoro)

C’è la bimba col tesoro

Vanno in cerca di fortuna

La sera al chiaro della luna

Fanno tutt’altro lavoro (c’è la bimba col tesoro)

E il sole di tutto Maggio

Riscalda umani e animali

Per il sol siam tutti uguali

Tutti siamo di passaggio (e il sol di tutto Maggio)