Archivio per Gennaio 2008

28
Gen
08

Lo spettacolo: lo stornello improvvisato

Dal pubblico viene dato un nome di persona su cui improvvisare: Pasqualina

Chechi

Oh Pasqualina

Siccome questa sera è nella zona

Siccome questa sera è nella zona

La invito a venirmi più vicina.

Burroni

Oh Pasqualina

Sei dolce come una meringa ripiena

Sei dolce come una meringa ripiena

Sei fresca come il vino di cantina

Rustici

Oh Pasqualina

Vediamo un po’ se lo stornello funziona

Vediamo un po’ se lo stornello funziona

Se vieni a fa’ un giro in cascina.

Chechi

Oh Pasqualina

Vorrei cantar per te con tanta lena

Vorrei cantar con re con tanta lena

La voce, il sentimento ci destina.

Burroni

Oh Pasqualina

Io ti canto ma tu sei lontana

Io ti canto ma tu sei lontana

Ma ora tu sei un po’ più vicina!

(avvicinandosi a Pasqualina)

Rustici

Oh Pasqualina

Io so un motore e so roba bona

Io so un motore e so roba bona

Ti chiedo se voi essere la benzina.

Chechi

Oh Pasqualina

Le rime vedi vengono a catena

Le rime vengono a catena

Perché sei il sol che sorge alla collina

Burroni (per dileggiare gli altri pretendenti)

Oh Pasqualina

Ma guarda questi due che fanno pena

Ma guarda questi due che fanno pena

So’ incontinenti, so’ sempre alla latrina.

La Terzina

Accompagnamento all’organetto di Donato De Acutis

De Acutis

E dopo lo stornello le terzina

E questo suono che dolce si emana

Dedicato a Sonia, Maria e Pasqualina

(le protagoniste degli stornelli precedenti)

Chechi

In questa nostra terra di Toscana

Se l’organetto un poco s’avvicina

Con le terzina la voce è lontana.

De Acutis

E chi fino da Roma si incammina

Questa gente poi quanta gioia emana

Ed è un piacere che sia qui vicina.

Chechi

Usanza antica, antica e molto sana

Se passo un’altra volta di destina

Vieni a portarcela qui in Toscana.

Elino Rossi

Sentito quanto è bella ‘sta terzina

Con l’armonica che poi la suona

Sarebbe da metterla in vetrina.

Chechi

Usanza certamente molto buona

Da portare in America o in Cina

La voce canta e l’organetto suona.

Rossi

E così si ottiene un risultato

Che tutti qui l’avete sentito

Quando il suono dell’organetto si è sprigionato.

Chechi

Da tutti certamente assai gradito

Da tutti certamente è molto amato

Vorrei che a noi Elino fosse unito.

Rossi

Scusate se io sono un po’ scordato

E certamente non sarò capito

Mi scuserete se male ho cantato.

 

Invito al poeta Edo Pettorali

Tra il pubblico era presente il poeta Edo Pettorali, che per tanti anni ha cantato con la squadra dei maggerini di Braccagni, al quale viene rivolto un invito a cantare.

Umberto Lozzi detto Volpino

Signori della corte a Casa al Pino

Che siamo qui presenti in questo piano

Altro mi resta che fargli l’inchino

Qui lo chiamo un amico, ‘un è lontano

È Edo Pettorali ed è vicino

E sarei pronto a dargli la mano

E con la luce lo guardo allo specchio

Lo invito a venire all’apparecchio.

Guarda non esser sordo da quell’orecchio

È tanto tempo che non ti ho ascoltato

Fammi un piacere e dico per espresso

E cantami un verso improvvisato

Non dire che sei fatto tanto vecchio

Ma di cervello sempre entusiasmato

E a questa grande e bella compagnia

Canta due versi in poesia.

Chechi-Noi ti vogliamo a farci compagnia

Rustici-Lo vedo Edo al palco si avvicina

Chechi-È una persona di gran cortesia

Rustici-La musa ancora qui ce lo destina

Chechi-È bene che Edo in mezzo a noi ci sia

Rustici-Lui è un poeta di stirpe maggerina

Chechi-Ai microfoni adesso hai accesso

E se non canti le mani ti battiam lo stesso.

 

Confronto poesia estemporanea - rap

Tema: Il rumore della città (rap Roby Rani, Tiziano Storti)

Il silenzio della campagna (poeti Francesco Cellini, Enrico Rustici)

Rustici

Dal pubblico un tema ci è arrivato

Tipi così insieme non si erano mai visti

Un argomento viene contrastato

Dei silenziosi contro i casinisti

Io in campagna ci sono nato

Per me fanno casino anche i turisti

E te lo giuro sopporto di rumore

Quello della farfalla dentro al cuore.

Rani

Te lo dico con amore io son tranquillo

Magari se vieni a Ravenna fammi uno squillo

C’è del casino e c’è tanta donna

Ti garantisco che hanno pantaloni o gonna

Sono belle, hanno capelli lunghi

Mamma mia crescono come funghi

Porcini, prataioli, pure le sfiandrine

Devi vedere da noi che bambine.

Cellini

Il silenzio è fatto si di rime

Qui dove si affaccia alla campagna

Noi per le persone ce le abbiamo le stime

Qualunque sia la tradizione che le bagna

Siamo al vostro canto ‘si vicine

Qui dove l’acqua ristagna

A noi non ci piace tanto rumoreggiare

Ci da noia già sentire il cane abbaiare.

Storti

Caro fratello a noi piace rumoreggiare

Te lo diciamo sul più bello perché ci piace improvvisare

Francamente il silenzio non ci piace

Perché noi facciamo fuoco alla brace

Siamo poco, delle scintille

Che ne so, magari mille

Qualcosa che assomiglia magari a una bolla

E siamo come l’acqua siamo come una molla

Che schizziamo in alto in cielo

Siamo praticamente un velo

Non ci piace il silenzio

Lo riteniamo inutile

Siamo come una boa, siamo “…ile”

E certamente mi sono preso una rima difficile

E magari ho fatto qualcosa di impossibile

Ma quello che più ci piace fare veramente un po’ di casino

Te lo dico fratello te lo dico qua vicino

Se hai coraggio allora sfidami, fallo adesso

Guardami in faccia non sono certo un fesso.

Rustici

Se in un podere tu ce lo fai ingresso

Quando ci sono dei festeggiamenti

Tu appena te ne accorgi sull’accesso

Non ci sono solamente sfinimenti

Ora ‘un dico che ci sia ovunque sesso

Comunque ci sono godimenti

Lascia la città e vieni a questo confine

Tu sapessi come so le contadine.

Rani

Se ci pensiamo in effetti queste rime

Probabilmente voi avete belle contadine

Ma vi garantisco che se arrivo al podere

Le guardo negli occhi e le metto a sedere

Bastan due parole e non dico prole

Basta mostrare tutta la mia forza

E la mia scorza all’interno c’è il succo

Le guardo in faccia e le lascio di stucco

Serve poco, basta venire dalla città

Ascolta bene torna di là

La campagna che io apprezzo e rispetto

Mamma mia la prendo di petto

Anch’io in fondo sono nato in campagna

Ma in Emilia Romagna.

Cellini

La stessa pioggia a noi ci bagna

Diverso è il modo di parlare

Confine di Toscana, Emilia Romagna

Due ore so da viaggiare

Bene anche da noi lì si magna

Un piatto non lo potrei rifiutare

Al rumore gli posso da solo una scusa

Il bello è avere la stessa musa.

Storti

Come un marinaio dentro la cambusa

Adesso ti dico come nel rumore qua si usa

Il cuore certamente qui non si doma

Vengo dalla capitale che di nome fa Roma

Mio fratello qua vicino

È un tipo assai strano

Il mio nome è Tiziano

Lui a quattro mani

Invece si chiama Roby Rani

E noi facciam casino

Fin da quando eravamo piccoli

E quando viaggiavamo su certi trabiccoli

E quando facevamo casino in motorino

E quando fumavamo magari il sigarettino

Non posso dire la parola che viene dalla manna

Non posso dire la parola che si chiama canna

Ma ci piace parlare magari qua al verde

Acciaccare qua vicino quelle che si chiaman merde

Perché di tutto il resto certamente qua si fuma

E certo il fegato certo qua ti sgruma

Allora te lo dico con un certo accento

Del casino caro fratello certo non mi pento

E se magari tu vuoi convincermi del contrario

Fallo con le gobbe come un dromedario.

Rustici

Guarda che quel tuo posto straordinario

Che a tutti quanti qui hai disegnato

Non vale certo un prato sul binario

Che gli è un gioiello al mondo del creato

Abbiamo più forza noi di un dromedario

‘un te lo dico quello che s’è fumato

tutte le erbe si so digerite

s’arrotolava anche i tralci di vite.

Rani

Io ho ascoltato quelle cose che voi dite

E con rispetto

Mi comporto come Afrodite

Io mi inchino alla vostra religione

O meglio alla vostra passione

Voi credete in quello che fate

Ed è giusto, secondo me continuate

Avete questa cosa che è il popolare

Noi purtroppo siamo più in alto mare

È importante e mi inginocchio

E vi stringo come amico un occhio

Voi siete sicuramente più dietro

Avete un sacco da insegnarci anche San Pietro

Ma sono qui solo per imparare da voi

Quando volete bi aspettiamo noi.

(Rustici) Ancora battiti di mani per gli eroi

(Cellini) Finito abbiamo ormai cantare

(Storti) Sembriamo personaggi di un game boy

(Rani) Quello che ci accomuna sono le rime da amare

(Rustici) Ognuno poi c’ha gli strumenti suoi

(Cellini) Si diversificano da montagna a mare

(Rani) Sembro un regista, sembro Nanni Loy

come dice il proverbio moglie e buoi dei paesi tuoi.

28
Gen
08

Cantare e scrivere le ottave

Dove comincia e dove finisce la poesia? intitolava anni fa Morbello Vergari3 una suo articolo: “per far poesia non basta scrivere in bella metrica con versi perfetti di sillabe, di accenti, di rime. Se la poesia significa bellezza di linguaggio, bellezza di espressione si può fare veramente poesia senza la rigidità e la costruzione degli schemi metrici e delle rime…”

E pensare che Morbello inizia proprio con l’ottava rima ma nei suoi libri di questa esperienza non abbiamo traccia se non nella sestina della prima edizione di “Versacci e discorsucci”.

I suoi versi sono versi liberi, non vincolati dalle rime, anche se spesso fa uso di endecasillabi. Morbello considerava l’ottava rima troppo vincolante, preferiva scrivere in maniera diretta (senza la rigidità e la costruzione degli schemi metrici e delle rime) appunto. 

Un altro poeta di area fiorentina – Florio Londi – che fu improvvisatore fra i più noti spesso presente nelle serate di poesia con Romanelli e Landi e lo stesso Cai. Eppure fra le sue raccolte poetiche (L’età che non ebbi l’età che non amai e Canto brado) troviamo essenzialmente liriche in versi liberi e fortemente legati alla modernità.

Dunque la poesia scritta è un’altra cosa.

Fra i poeti estemporanei ci sono quelli che mantengono un percorso parallelo di scrittura dei propri versi anche se mettono nella scrittura la loro esperienza di improvvisatori componendo ottave, sonetti in quartine e terzine. Ci sono poi quelli che assolutamente rifiutano la scrittura.

Uno era Eusepio Lelli che oltretutto non ammetteva che si registrassero i suoi versi improvvisati perché affermava che la poesia va ascoltata così come si crea al momento.

Un altro è Luigi Staccioli di Riparbella (PI) che già nel primo incontro di Ribolla a Paola Pannozzo che chiedeva di inviare qualche ottava di presentazione dichiarò che per lui la poesia era solo improvvisata.

Su questo personaggio ricordo un episodio piacevole successo nel ’96 quando venni invitato in Svizzera per presentare 5 poeti toscani. Una sera a Bellinzona Staccioli e Logli Altamante avevano il tema la suora e la prostituta. Dopo 15/20 minuti mi sembrava che fosse arrivato il momento di chiudere e glielo feci intendere. Così cominciarono quei versi a righi alterni continuando però a punzecchiarsi. Ci furono diverse ottave cantate in questo modo mentre cresceva l’attenzione del pubblico sottolineata con applausi ripetuti. A un certo punto Altamante riprese con una ottava intera e naturalmente Staccioli stette al gioco continuando il contrasto. Dettero prova di grande abilità e d’ingegno. Il poeta estemporaneo è anche questo: un intrattenitore.

Ribolla terza edizione dell’incontro di poesia estemporanea.

A Carlo Bechelli e Benito Mastacchini viene dato il contrasto POESIA SCRITTA e BERNESCO

Bechelli Poesia scritta

… Ma nel mondo lo sai per pote’ vive’

e ci vole una scienza preparata

io mi segno e devo dirmi “abbasso”

ma di fronte all’Ariosto e in fronte al Tasso

Mastacchini Bernesco:

Sugli storici ‘un fare troppo chiasso

ma forse in mente non ti viene Omero

senza la penna, senza ave’ ‘l compasso

dettava tutto con il suo pensiero

queste son cose le metto all’incasso

io della storia ti dissi so’ a zero

e so adoprarla la mia mano

per fare il vino e seminare il grano.

25
Gen
08

Eventi estivi

L’estate maremmana si arricchisce della propria tradizione.

EVENTI ESTIVI

di Serena Cola

Quando i nostri nonni erano i giovanotti maremmani, la bella terra italiana che oggi attrae turisti da tutto il mondo viveva prevalentemente di agricoltura, pastorizia e delle materie prime estratte dalle miniere presenti nell’intero territorio. Da tali attività presero vita tradizioni fortemente legate al calendario delle feste contadine, con lo scopo di creare occasioni di socializzazione. Tali tradizioni sono ancora ben radicate nell’animo dei maremmani, ed è stato possibile ammirarle anche in manifestazioni estive.

ROSELLE – CAVA DI PIETRA

Alla Cava Di Pietra di Roselle si è tenuto per il terzo anno il festival della tradizione popolare che ha visto esibirsi il Coro degli etruschi uno dei primi cori grossetani del dopoguerra, fondato agli inizi degli anni settanta dal poeta contadino Morbello Vergari,che si è da sempre attivato nella ricerca e riproposizione di canti popolari, e ancora il coro dei Minatori di Santa Fiora, che presenta, come il nome ricorda i canti che i minatori erano soliti intonare quando nel dopolavoro si ritrovavano all’osteria per bere un sereno bicchier di vino, Silvana e Silverio e la Banda del torchio, con Emo Rossi e Davide Manini ed un repertorio di canzoni popolari della terra di Maremma caratterizzato da allegri stornelli, il gruppo dei Rosolacci con i loro canti legati alla tradizione del maggio e a quelli del folclore maremmano, semplici ma colorati come i rosolacci appunto, fiori dei papaveri che agli inizi dell’estate svettano tra i campi di grano.

L’OTTAVA RIMA A VALPIANA

A Valpiana si è tenuta a luglio la 1° rassegna di improvvisazione in ottava rima.

Un evento atteso dagli appassionati, che nelle colline di Massa Marittima riconoscono la sede naturale di questa tradizione, tanto legata a quella del maggio altrettanto radicata.

L’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione del Comune con il Sindaco Lidia Bai, il vice sindaco Sergio Martini, l’Assessore alla Cultura Franco Donati e di un appassionato della tradizione, residente in Valpiana, Renato Panichi.

Presso gli impianti sportivi di Valpiana era stato allestito un angolo adorno di fiori e cappelli fioriti della tradizione maggerina, qui i protagonisti si sono alternati per una presentazione iniziale. Pur trattandosi di una prima edizione i Poeti presenti erano ben 16 provenienti dalla Maremma e non solo: Emilio Meliani, Mauro Mancini, Maurizio Capanni, Artemio Melani, Umberto Lozzi, Benito Franchi, Mario Monaldi, Franco Finocchi,Benito Mastacchini, Mierzo Bartelloni, Niccolino Grassi, Andrea Fiori e ancora due giovani donne Irene Marconi e Serena Cola. Eccezionale poi la partecipazione di un piccolo poeta di 7 anni, Giacomo Cappellini, che da 2 anni, accompagna nel maggio itinerante la squadra di Valpiana sotto l’ala protettiva dei suoi componenti ed un maestro di eccezione come il Poeta Umberto Lozzi “Puntura”. Il piccolo Poeta si è mostrato sicuro ed umile alla presenza dei veterani, stupefatti e lieti nel constatare che la tradizione dell’improvvisazione “ha un futuro”. Sono stati ricordati per l’occasione con ottave che li rievocassero, poeti dello spessore di Quinto Paroli, Sandro Sozzi, Lio Banchi, Morbello Vergari e Sergio Lampis.

Alle presentazioni è seguito un pranzo aperto al pubblico a base di piatti tipici maremmani, preparati dallo staff del Gruppo Sportivo e Arci Caccia di M. Marittima /Valpiana. I poeti non hanno mancato di improvvisare e rallegrare il banchetto. Nel pomeriggio poi il vero spettacolo che ha visto il pubblico presente protagonista nella scelta delle tematiche da far svolgere agli improvvisatori in contrasto. Di temi se ne sono svolti tanti “i Dico ed il Papa”, “il cacciatore e l’ambientalista”, che ha visto per cacciatore un Umberto Lozzi strepitoso, il pubblico era affaticato dal gran ridere e sempre attento a non perdere una sola battuta, “l’odio e l’amore” interpretati da Emilio Meliani e Benito Mastacchini, due tra i nomi più apprezzati nell’improvvisazione attuale, ed ancora “il dottore, la psicologa ed il matto” con un Niccolino Grassi” il matto “decisamente calato nel ruolo assegnatogli, e tante altre situazioni comiche, di carattere politico o sociale che hanno lasciato emergere non solo l’allegria e la passione ma anche la cultura e l’esperienza degli improvvisatori.

Il raduno è stato attentamente seguito dalla ricercatrice Grazia Tiezzi, che si occupa dell’improvvisazione come pratica comunicativa della Maremma Grossetana, per un centro di ricerca linguistica – teorica e antropologia linguistica di Parigi.

Il risultato è stato un pubblico sempre partecipe in una giornata che avrebbe consigliato per le temperature date dal periodo estivo ben altre mete; parlerei quindi di successo per la manifestazione di Valpiana, che ci si augura possa riproporsi il prossimo anno con una partecipazione ancora più importante.

L’appuntamento è con tutti voi al prossimo anno, per vivere assieme l’arte dell’improvvisazione.

25
Gen
08

Partigiani: la banda di Montepescali (GR)

Faceva parte del Raggruppamento Patrioti “Monte Amiata” settore C

PARTIGIANI: LA BANDA DI MONTEPESCALI

Pubblichiamo un interessante documento sulla Resistenza nella nostra zona. Siamo sempre stati convinti che sarebbe opportuno ricostruire e fissare su carta tutto il periodo che va dal Fascismo, alla seconda guerra mondiale, alla Resistenza nel nostro territorio, prima della scomparsa delle fonti orali che potrebbero testimoniare quei travagliati momenti.

Relazione sull’attività della suddetta Banda:

Verso la metà di aprile 1944, si costituì in Montepescali per iniziativa del sottoscritto e di altri elementi locali, una Banda di patrioti, che successivamente passò a far parte del raggruppamento “Amiata” e precisamente del settore C.

Zona di azione della banda quella adiacente al paese di Montepescali e alle rotabili che conducono a Versegge, Buriano e Livorno.

L’attività della Banda ridotta da principio per il limitato armamento a disposizione e per la necessaria organizzazione, andò man mano intensificandosi, ma non potette raggiungere mai vaste proporzioni per la presenza in zona di forti reparti tedeschi.

E così mentre fino ai primi di giugno ci si dovette soltanto limitare a piccoli atti di sabotaggio quali taglio di fili telefonici e spargimento di chiodi lungo le rotabili; il giorno 7 di detto mese, si riuscì a far saltare due baracche contenenti munizioni presso il deposito munizioni di Versegge.

Successivamente si procedette al disarmo di qualche milite repubblicano e il giorno 16 giugno al disarmo della locale caserma della GNR.

Il giorno 19 essendosi allontanati i tedeschi, ed essendo gli alleati ancora distanti, si procedette all’occupazione del paese, e alla organizzazione del servizio di polizia nel paese stesso.

Il giorno 20, preso contatto con le forze americane, alcuni elementi della banda, conoscitori della zona, furono messi a disposizione delle stesse con il compito di guide, il rimanente della Banda rimase in paese ad assicurare l’ordine pubblico.

Dagli allegati n. 1’2’3’4’5’6’, risultano rispettivamente: il ruolino della banda, la dimostrazione delle spese, l’elenco delle perdite inflitte al nemico, il materiale catturato o distrutto, le armi già in possesso della Banda e l’Ente a cui sono state versate.

Negativo l’elenco delle perdite subite e quelle delle persone che hanno aiutato o nociuto alla formazione.

Le operazioni di scioglimento della banda sono avvenute senza alcun incidente secondo le superiori direttive.

Da mettere in rilievo l’aiuto e lo spirito di comprensione di tutta la popolazione e lo spirito di sacrificio dei componenti la formazione, desiderosi solo della rinascita della Patria.

Montepescali 5 agosto 1944

Il Comandante della Banda (Nilo Cipriani)

UNA SINGOLARE CONFERMA

Pubblichiamo un inedito del nostro indimenticabile amico Bruno Ciarpaglini, che ricordiamo ancora con immenso affetto. Il suo libro “Gente di Montepescali”, ormai è divenuto introvabile. Fu davvero un incontro importante per noi della Sentinella scoprire una persona così ricca di valori e simpatia. Il destino però ha voluto che questo stupendo rapporto non durasse a lungo.

Adria era una bambina vivace e simpatica a cui Gigi, ovviamente scherzando, comperava una caramella o un cioccolatino se rispondeva affermativamente alla domanda: “Le prende, le sbornie, babbo?” E il sì, ovviamente era la risposta scontata ogni volta che si presentava l’occasione.

Ulivo si arrabbiava, o meglio, faceva finta di arrabbiarsi, ma non poteva impedire che la figlia, così allettata, rifiutasse il premio che si era guadagnata.

Un giorno che nella bottega del Mirolli stava ripetendosi il rito e Adria stava prendendo la caramella, Gigi si sentì tirare per i pantaloni: era Aroldo, il fratello maggiore che, sentendosi ignorato o peggio, discriminato (era però solo sfuggito all’attenzione) voleva affermare che anch’egli, oltre alla sorella, aveva il sacrosanto diritto di guadagnarsi la leccornia e disse: “Il mì babbo le piglia, sì,le sbornie.”

Ulivo si rivolse allora ad Amalia, che era dietro al bancone della mescita e si fece versare un bicchiere di vino avvertendo: “Ogni volta che i ragazzi prendono una caramella da Gigi, metti nel suo conto anche la bevuta per me.”

Cose simpatiche che avvenivano nella Montepescali dei primi anni cinquanta.

Bruno Ciarpaglini

25
Gen
08

Alla ricerca del Maggio – tra maggi “lirici” ed epici

Tra maggi “lirici” ed “epici”: alla fonte del rito

ALLA RICERCA DEL MAGGIO

di Nunzia Manicardi

Lo scorso 18 agosto sono tornata a Riolunato, nell’Appennino Modenese, a poche decine di chilometri dall’Abetone. Ero invitata come relatrice all’inaugurazione del “Centro di Documentazione del Maggio di Riolunato”, ma è stato in realtà per me un ritorno. Un molteplice ritorno… In quel piccolo, silenzioso, intatto paese medievale ero infatti già stata il 3 agosto di undici anni prima, nel 1996, sempre come relatrice in un Convegno dedicato alla tradizione dei Maggi. E, prima ancora, nell’ormai lontano 1982, quando avevo avuto modo di raccogliere le ultime, e uniche, informazioni sui balli e sulle musiche del posto da parte dei suonatori superstiti, che oggi purtroppo non ci sono più.

Quella mia ricerca di venticinque anni fa è diventata oggi quasi leggenda. Tanto che mi è venuta voglia di ricordare il Maggio di Riolunato non con un semplice resoconto, per quanto erudito, ma con una sorta di racconto in modo che le parole possano seguire anche le strade della poesia, proprio come si addice a qualunque Maggio che si rispetti e, in particolare, a quello di Riolunato che è unico al mondo e, ancora oggi, pieno di incantevoli meraviglie.

Esistono ancora, da qualche parte, quei bei Maggi fioriti che dall’Umbria, dalle Marche e dalla Toscana si inerpicavano su per i monti dell’Appennino fino alla Liguria, al Piemonte, alla Lombardia?

Mi metto in cammino con un mucchio di fascicoli della rivista “Il Cantastorie” sotto il braccio. Ne apro uno a caso e Riolunato, col suo dolce nome già fiorito, mi balza addosso carico di promesse. Andrò lì, nelle terre dei rituali primaverili, alla ricerca del Maggio lirico.

È il pomeriggio di un trenta aprile di una qualsiasi terna d’anni. Il Frignano, l’Appennino affacciato all’Emilia con le spalle alla Toscana, brilla quasi incontaminato. Le ragazze e i giovani si stanno già preparando. Tra poche ore, quando il sole scenderà dietro le case di sasso, andranno a cantare il maggio, il maggio d’amore. E sarà ancora quella, la canzone: del “ridente maggio, di quel nobil mese che torna a dare imprese ai nostri cuori…”. Non ci sono più i rami di fiori gialli del maggiociondolo che i giovani maschi agitavano davanti alle giovani femmine, e i canti non sono più quelli di una volta; pure, il Maggio delle Ragazze sta per cominciare.

Violino, mandolino e chitarra lo accompagneranno per il paese; il Capomaggio chiederà al Sindaco il permesso di cantare e il Sindaco a sua volta risponderà in versi. E allora, salendo dalla parte bassa, cominceranno i rispetti: centoventi, centotrenta brevi componimenti in rima preparati durante l’anno, con omaggi, auguri e scherzi per tutte le famiglie. Tra loro, guizzanti a tratti come un bagliore improvviso, il canto dell’ambasciatore: “Io son venuto per ambasciatore davanti a voi, magnifica donzella. Qui mi ha mandato il vostro caro amore, per lui io canto e per lui io ho favella. Qui mi ha mandato il vostro caro aiuto, per lui io parlo e per lui io vi saluto”.

Per chi canta l’ambasciatore? Per loro, per le Ragazze. Chi vuole amare, si affaccerà alla finestra con un lumicino acceso. È questo il Maggio segreto di Riolunato, quello che non conosceranno gli spettatori che, in gran numero, accorreranno la prima domenica del mese seguente credendo di partecipare al Maggio delle Ragazze. Non vedranno, al mattino, l’ammucchiarsi dei doni della questua, raccolti nel corteo notturno su furgoncini addobbati a vivaci colori e che un tempo erano il cibo per il quale si vagava tra boschi e vallate sventolando fronde, rami e frasche.

Al pomeriggio i suonatori si rimettono alla testa del corteo, che lentamente si ingrossa. È una domenica di primavera, e la gente sale volentieri su per i monti. Si forma un nuovo corteo, di lamiere colorate; a stento rimane aperto il percorso rituale. Gira il carrettino infiorato che offre vino. Davanti ai bambini la Torre e il Galletto, simboli del paese. I bambini li seguono con sguardi incuriositi: per loro è questa, la festa del Maggio. E’ ancora presto, per loro, per l’amore.

Le ragazze, nei pesanti vestiti di un tempo dissepolti da cantine e solai, portano sulle braccia vassoi traboccanti, con altro cibo infinito mescolato a fiori. Saranno accaldate tra un po’, e con le acconciature disfatte, per il ballo saltato con il quale un tempo forse si bussava alla terra per farsi aprire il seme, il fiore, il frutto, là nella piccola piazza traboccante, troppo piccola per il rito diventato inesorabile spettacolo. Ma già i suonatori, deposti gli strumenti, si dissetano con gli amici giunti da lontano, alla lunga tavolata bianca dove tutti – anche quelli che per stavolta sono venuti a mani vuote – hanno compiuto il sacrificio collettivo del mangiare e del bere.

Potrei restare per un altro maggio, per quel Maggio delle Anime Purganti che tutti gli anni, col consueto corteo cantante e questuante, gira per il paese e le vicine borgate. Potrei seguire il cassiere delle anime, che con un bussolotto raccoglie le offerte in denaro per una messa in suffragio dei defunti. Ma non è questo, il Maggio di cui sono alla ricerca. Accetterò il passaggio sul furgoncino del violinista. Andremo a ovest, oltre gli oscuri contorni, dove già nel profondo sento il pulsare sommesso di un tamburo: è il Maggio dei Guerrieri che sta per cominciare…

Mentre viaggiamo, il violinista mi racconta di altri Maggi. Ha girato tanto, il suo violino, là dove il Maggio è ancora la primitiva passeggiata notturna. E sempre rami di fiori gialli, auguri, doni propiziatori: vino, salumi, uova per l’enorme frittata comune, e canti. La canzone è sempre kalenda maya ma anche calendimaggio, cantamaggio, gallina grigia, carlin di maggio con l’erba e con la foglia, maggio giocondo che tiene allegro il mondo…

Il violinista racconta, racconta. I miei fascicoli del “Cantastorie” giacciono sparpagliati sul sedile posteriore; li rileggerò una volta tornata a casa. E mi racconta anche dei Maggi morti. Quasi mi cullo, fra rime e ricordi, quando il tamburo si fa più forte.

All’ingresso di Costabona, in territorio reggiano, troviamo, a fatica, un posto libero per il furgoncino. Ci avviamo a piedi verso il luogo dove i maggerini stanno mettendosi il costume. È qui, in questi paesi, il cuore dei nostri Guerrieri. Non è epica, forse, trovarsi tra il salumiere che infila l’elmo e la barista che si nasconde un pugnale nel corsetto?

Mi inoltro trasognata in questa Italia parallela che credevamo scomparsa. E in altri paesi, vicini e più lontani, altri uomini e altre donne stanno cantando la stessa storia, la lotta e la vittoria: dei buoni sui cattivi, dei cristiani sui musulmani, dell’eroe sul tiranno. Amore e odio, vita e morte e, ancora una volta, primavera e inverno. Oggi forse si rappresenta Tristano e Isotta, ma forse anche Roncisvalle, Spartaco, Giulietta e Romeo, il Ritorno degli Esiliati, Brunetto e Amatore…

La compagnia dei maggerini, in fila per due con l’alfiere in testa, percorre la via del maggio, preceduta dal mio amico violinista e dalla chitarra. Fra stendardi e piume al vento, si prepara a fare il suo ingresso nella carbonaia, la radura tra i castagni destinata alla rappresentazione.

Il pubblico, eccitato dalla musica lontana, attende seduto sull’erba o su panche sconnesse: da un passaggio lasciato libero, il corteo entra nel circolo per l’iniziale giro di processione. Qui non siamo dove i costumi dei maggianti sono semplici tuniche colorate di stoffa leggera. Qui il costume, tramandato di padre in figlio, è ricco e ardito, coperto di fregi e disegni di sarte paesane, estraneo alle storie che vuole raccontare. E anche il cozzo delle armi – talvolta vere, persino del 1848 – è fragoroso e possente, da spaventar quasi gli spettatori. Nascostamente misurato, però, nel numero dei colpi e dell’urto degli scudi ad ogni assalto, dei passi nell’andirivieni concitato dell’ira e dello sdegno, nel roteare amoroso attorno alla donna.

Fantasia e realtà si rincorrono per tutto il Maggio. E la fantasia, finalmente liberata da ogni verosimiglianza scenica, spoglia la Storia. Riconosce nel maggerino non l’attore o il cantante o il personaggio che non è, ma il “se stesso”, il “sé” di sempre.

Tutto il pomeriggio, restiamo avvinti, per tre ore sotto un sole ancora più spietato quando il Maggio, per esserci tutti, e liberi da ogni impegno, viene spostato ad agosto. Ma i passionisti, coloro che seguono il Maggio – un tempo a piedi da un crinale all’altro -, continuano a vibrare; anche se il servo di scena aiuta i guerrieri a dissetarsi alzando loro le barbe finte, anche se il regista-suggeritore accompagna passo passo il cantante-attore, anche se il combattente ucciso giace immobile a terra per poi uscire di scena con un rapido saltello, e una fronda ficcata nello spiazzo è una foresta, e una tenda un accampamento o una città lontana. E una striscia di tela azzurra, il mare. Non può esserci finzione, nel Maggio.

E ancor più vibrano nell’irruenza spropositata del gesto, nella brusca delicatezza dell’abbraccio, nella durezza dello stile letterario di quei copioni creati da chissà chi, impastati e reimpastati da antiche mani avvezze al forcone, pazientemente trascritti su grossi quaderni a quadretti.

Godo nell’inseguire, fra quartine di ottonari, fra ottave e sonetti, innumerevoli cacofonie, sinonimie intensive, assonanze, anacoluti, tmesi, sincopi, endiadi, mancanze sintattiche, lessicali, metriche, preposizioni inventate (oh, quel meraviglioso “ne sia tosto imbavagliata e inel bosco trascinata”!), con le voci debordanti incertamente accordate su una specie di “la” del violinista. Che, conoscendo già la storia, mi sorride dalla sedia traballante.

Ma anche qui, come già a Riolunato, è l’ora di deporre gli strumenti che il paggio, come ultimo gioco, finge di suonare. Raccolgo i miei fascicoli e saluto il violinista. Chissà se mai lo rivedrò. Forse in un altro Maggio, in un’altra primavera.

Nunzia Manicardi è nata a Modena, dove risiede dopo aver a lungo vissuto a Bologna e a Roma. Giornalista, scrittrice, insegnante, si è laureata in Filosofia a Bologna e in Lettere a Roma ed attualmente è laureanda in Giurisprudenza presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Ha collaborato e collabora con la RAI (per cui ha ideato e condotto il programma radiofonico “L’Italia cantata”, Radio3), con l’UNESCO, il Ministero della Pubblica Istruzione, Regione Emilia-Romagna, Università La Sapienza di Roma, Università di Firenze, Provincia di Modena, Camera di Commercio di Modena, Circolo Gianni Bosio di Roma, con varie testate giornalistiche (Il Sole 24 Ore, Sportweek-Corriere della Sera, Il Giornale, Gazzetta di Modena, Il Manifesto, IlNuovo.it), con riviste di settore, enti locali e centri culturali di tutta Italia.

25
Gen
08

Lutti nel mondo della canzone popolare toscana

Vogliamo ricordare la scomparsa di amici legati al nostro mondo delle tradizioni

LUTTI

16 luglio 2007: la scomparsa di Caterina BuenoCaterina Bueno ha rappresentato per oltre 30 anni la musica popolare toscana, che ha diffuso in Italia e all’estero con impegno vibrante e appassionato. Ricercatrice, studiosa ed esecutrice attenta, dotata di eccellenti mezzi vocali, ma soprattutto di rigore e correttezza filologica, sin dagli anni ’60 si è dedicata alla raccolta di testi e melodie dalla viva voce di contadini e lavoratori stagionali, divenendo un punto di riferimento per altri operatori e cantanti toscani. Le sue esecuzioni, sempre riconducibili a precedenti esperienze di ricerca sul campo, le hanno consentito di acquisire buona reputazione fra gli addetti ai lavori e non solo. Ha militato per qualche tempo con il Nuovo canzoniere italiano, assieme al quale ha preso parte agli spettacoli “Bella ciao” “Ci ragiono e canto”.

Sicuramente, pur non avendo forse raggiunto una elevata fama a livello nazionale, è stato il primo importante punto riferimento del canto popolare toscano. Negli ultimi anni scarse sono state le sue apparizioni in pubblico, tra cui ci piace ricordare quella al convegno “L’arte del dire” a Grosseto.

3 luglio 2007: la scomparsa di Altamante LogliScomparso all’età di 86 anni, era nato a Pistoia ma da sempre residente a Scandicci, in provincia di Firenze. Logli era considerato anche un maestro dell’arte del “contrasto”, il duello verbale tra due poeti a colpi di rime alternate, oltre ad essere per tutti il decano tra gli improvvisatori in ottava rima. Quando qualcuno gli ricordava che era stato “maestro” di Roberto Benigni, si schermiva e ricordava i duetti con quel giovanotto di Vergaio alle feste dell’Unità. Celebri anche i suoi duetti con Francesco Guccini, Logli era stato garzone e poi operaio e aveva frequentato soltanto le elementari, ma le sue rime sapevano far ridere e riflettere un pubblico di tutte le età e di ogni cultura.

Frequenti sono stati i suoi rapporti con la Maremma, non solo per le sue partecipazioni al Raduno di Ribolla, ma ha anche per aver guidato squadre del maggio locali, tra cui quella delle Fate di Monterotondo M.mo, con la quale partecipò alla Festa del 1 Maggio di Braccagni.

Altamante come poeta era una forza della natura, e sapeva coinvolgere in maniera unica chi lo ascoltava, con uo inconfondibile accento fiorentino.

La scomparsa di Ivo Vichi (nato il 25 febbraio 1941 deceduto il 27 gennaio 2007) ) e Albino Vichi (nato il 29 gennaio 1925 deceduto il 15 novembre 2007)I Vichi erano quattro fratelli, e tutti cantavano il maggio nella stessa squadra, nella campagna di Scarlino. Nel maggio le figure più conosciute e se vogliamo “strategiche” sono quelle del poeta e del fisarmonicista. Ma chi conosce questa tradizione sa che il cuore della squadra è rappresentata dai “cantori”, che identificano anche la località della squadra. Il poeta (come il fisarmonicista), spesso viene ingaggiato sul mercato e non di rado viene da fuori zona, ma i maggerini sono quelli del luogo. Sono quelli che con il loro canto portano il messaggio del maggio. Per questo persone come Ivo e Albino Vichi sono importanti: perché rappresentano il cuore della tradizione. Rappresentano la passione, la semplicità, senza bisogno di ricercare la visibilità a tutti i costi. Per questa la famiglia Vichi, che anche a Braccagni conosciamo bene, rappresenta un modello sano e genuino di tipica famiglia maremmana. Ringraziamo il nostro collaboratore Ivo Bernardini che ci ha inviato le foto; proprio Ivo a suonato a lungo con il gruppo dei fratelli Vichi, e li ricorda come persone serie e nello stesso tempo che infondevano allegria.

Vogliamo anche segnalare la scomparsa di Polido Pandolfi, per anni abitante nel piano tra Buriano e Braccagni. A Polido eravamo particolarmente affezionati perché nel 1980 fu il primo poeta ad accompagnare la nostra squadra di maggerini. Ci piace ricordare la sua celebre rima di chiusura “A questo punto voglio fa un imbroglio/una mano al petto e l’altra al portafoglio”.

25
Gen
08

Visita pastorale del Vescovo di Grosseto ai bambini di Braccagni (GR)

Incontro del Vescovo con i bambini delle scuole

LA VISITA PASTORALE

Il Vescovo ha incontrato nel primo giorno della Sua visita Pastorale la scuola dell’infanzia ed elementari di Braccagni. E’ stato accolto dagli alunni, dagli insegnanti, dal personale di custodia, dai genitori rappresentanti del Consiglio Pastorale e da esperti di musica in semicerchio, in un simbolico caloroso abbraccio.

I bambini hanno manifestato subito la loro gioiosa accoglienza con il canto che meglio di ogni altro linguaggio esprime il dolce sentire del loro cuore. Lo hanno fatto con amore immenso, pienamente consapevoli dei temi che cantavano: l’amicizia, l’amore per la vita, la fede incondizionata per il loro Creatore. Hanno dimostrato di aver interiorizzato gli insegnamenti ricevuti sin dall’infanzia, di aver capito il motivo che ha spinto le insegnanti a farli partecipare agli incontri con il Centro Noi Insieme; a prepararli al concorso sul volontariato, a coinvolgerli nell’allestimento del Presepe, questo anno in particolare i bambini hanno realizzato ciascuno un proprio presepe nella loro famiglia, piccola Chiesa.

Il Vescovo ha ascoltato fraternamente uno per uno, ha gradito i singoli lavori, ha consentito a tutti di aprirgli l’animo, dichiarando di portare nel cuore una ricchezza infinita da cui potrà attingere nel corso della Sua vita di Padre e Pastore della Diocesi, tant’è che qualche giorno dopo ci è pervenuta la lettera allegata che ognuno conserverà tra i ricordi più belli della vita scolastica.

La scuola ha ringraziato per il dono della Visita Pastorale ed ha espresso il desiderio di rivivere, in un altro momento, che tutti auguriamo non troppo lontano, nuovamente l’esperienza di questo incontro.

Personali riflessioni su “Le guide della Comunità” dalla prima lettera di S. Pietro Apostolo

Il 4 Febbraio è iniziata la visita pastorale di S.E. Mons. Franco Agostinelli nella ns. parrocchia.

Come spesso mi capita, sono stato incaricato di una delle letture, ma raramente nel proporla ho provato una emozione così profonda, tanto da essere tentato di cercare di esprimerla in queste poche righe.

La lettura è quella che è stata fatta all’inizio della solenne celebrazione della S. Messa, prima del benvenuto al Pastore della Diocesi da parte di Don Luigi ed è tratta dalla 1’ lettera di S. Pietro Apostolo:

Le guide della comunità

“Ora mi rivolgo a quelli che in mezzo a voi sono i responsabili della comunità. Anch’io sono uno di loro, sono testimone della sofferenza di Cristo e partecipo alla gloria che Dio mostrerà presto a tutti gli uomini.

Voi, come pastori, abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato; sorvegliatelo non solo per mestiere, ma volentieri, come Dio vuole. Non agite per il desiderio di guadagno, ma con entusiasmo. Non comportatevi come se foste i padroni delle persone a voi affidate, ma siate un esempio per tutti. Quando verrà Cristo, il capo di tutti i pastori, voi riceverete una corona di gloria che dura per sempre.”

A una prima sommaria lettura non appaiono subito la incisività e profondità delle parole, ma ad un attento esame e se sostituiamo ai sostantivi generici (comunità) quelli propri della attività di ognuno (impiegati, operai, appartenenti ad associazioni, volontari, amministratori pubblici, politici, ecc.) si evince come il messaggio di S. Pietro (si ricorda che era un pescatore analfabeta e di umilissime origini) sia oggi più attuale che mai, tanto da farci riflettere sulla Superiore ispirazione che ha permesso all’Apostolo, 2000 anni fa, di lasciarci tali pensieri.

La lettera è rivolta a quelli che sono responsabili della comunità e a se stesso per primo – anch’io sono uno di loro, Tu es Petrus et super habc petra aedificabo aecclesiam meam (Tu sei Pietro e su questa petra edificherò la mia chiesa) con questa frase fu incaricato da Gesù per il suo ministero.

Poi l’invito: voi, come pastori, abbiate cura del gregge che Dio vi ha affidato (svolgete bene il compito, la missione affidatavi – dal datore di lavoro, dagli elettori, dai soci delle associazioni, da chi vi ha messo a capo e responsabile di qualcosa) e non fatelo solo per mestiere, ma volentieri di buon grado, come se fosse una cosa vostra. Non agite per il solo desiderio di guadagno e nella spasmodica ricerca di bella figura personale, ma con voglia di fare bene. Non comportatevi come se foste i padroni di quelli che sono a voi sottoposti, adoperate nella giusta misura l’autorità conferitavi, ma più che altro siate di esempio quindi autorevoli, punti di riferimento.

“Oportet discernere semper auctoritatem ab gravitate, prima tipi data est, seconda agnita” – E’ necessario non confondere l’autorità con la autorevolezza, la prima ti è data, la seconda riconosciuta; nella seconda, infatti, ognuno deve mettere del suo: impegno, professionalità, capacità, stile di guida, conoscenze.

La lettura si conclude con il messaggio che quando Cristo, che è il capo di tutti i pastori, verrà, se avremo agito bene, riceveremo una corona di gloria che dura per sempre, il giusto riconoscimento per aver lavorato bene secondo la volontà del Padre.

Bruno Terzo

INCONTRO DEL VESCOVO CON I GENITORI

Nella tarda serata di venerdì 9 (febbraio) il Vescovo, Mons.Agostinelli, ha incontrato i genitori di Braccagni riuniti nel salone dell’ex-asilo per discutere di problematiche inerenti la famiglia e il difficile compito “educativo” che ogni padre ed ogni madre si trovano ad affrontare nel corso della loro vita.

Tante le famiglie presenti,giovani e meno, con figli per lo più in età scolare , che hanno messo a nudo le loro ansie,le preoccupazioni e i dubbi che attanagliano ogni genitore quando, passata l’età delle coccole e delle “pipì” notturne, si trova ad interrogarsi sul comportamento da adottare con questi figli che appaiono sfuggenti ed enigmatici.

“Meglio i saggi insegnamenti dei nostri avi che – come ha ribadito Sua Eccellenza – avevano tanta sapienza pur senza alcun titolo accademico e sicuramente sapevano indicarci la giusta via da intraprendere “.

Le mamme di Braccagni hanno aperto il loro cuore a Mons.Agostinelli che ha saputo avere parole di grande saggezza per tutti e, come un padre, ha cercato di favorire lo scambio relazionale tra i presenti affinché ci fosse vera solidarietà e reciproca vicinanza.

“La mia vita matrimoniale non è stata un grande successo – ha esordito Paola B.- difatti sono separata, ma questo matrimonio mi ha lasciato in dono tre splendide creature che seguo con estrema attenzione perché spaventata dai mali di questa società: la violenza gratuita, la dipendenza da droghe, alcool…Purtroppo devo lavorare e ciò mi porta a non avere tempo libero a sufficienza da poter dedicare loro”.

“La solitudine, la mancanza di ascolto”,ecco un altro dei punti cardine su cui ci si è soffermati nel corso del colloquio con il Vescovo. I nostri figli trascorrono molte,troppe ore “incollati”allo schermo televisivo o del computer e ciò crea dei danni in quanto impedisce lo scambio e la comunicazione con l’altro”.

“E’ necessario dare delle regole ai figli e far sì che essi le rispettino – dice Sua Eccellenza – i ragazzi hanno bisogno di avere delle norme da seguire e sarebbe utile che mamma e papà si muovessero nella stessa direzione al fine di non creare in loro confusione e disorientamento”.

“La scuola e le altre agenzie educative del territorio – interviene Clotilde Castelluzzo, insegnante scuola primaria di Braccagni – contribuiscono sicuramente a trasmettere ai ragazzi principi morali e regole comportamentali ma non sempre i genitori accolgono di buon grado quanto vien loro suggerito. Alcuni “vivono” molto male i rimproveri che vengono fatti ai loro figli ed intervengono solo quando si palesa un insuccesso scolastico: è questa forse la vera colpa dei genitori,aver rotto la “storica alleanza” con la scuola contrapponendosi ad essa invece di collaborare attivamente”.

GENEA STAIANO

9 Febbraio 2007

 

Gent.me Insegnanti e Personale Scolastico

Direzione Didattica Statale del V’ Circolo

Sede di Braccagni

Desidero vivamente ringraziare le Insegnanti e tutto il personale scolastico per l’accoglienza calorosa e fraterna che mi avete riservata. In modo particolare ringrazio i bambini e i ragazzi che mi hanno rallegrato con la loro esuberanza, i loro sorrisi, la loro allegria, i loro canti, i disegni e le poesie: il volto splendente di queste creature, ci riconcilia con la vita e ci conferma nella determinazione a difendere e cantare la vita sempre, quale miracolo e dono di Dio.

Mi sarà difficile – e neanche lo vorrei – dimenticare i cari bimbi della scuola di Braccagni; anzi nei momenti di fatica o di sconforto, che talvolta accompagnano anche la vita del Vescovo, mi ricorderò di loro e sono certo che sarà un colpo d’ala per riprendere a volare o un impulso di nuova energia per continuare a camminare.

Vorrei anche ringraziare le Insegnanti e il personale della scuola, perché è grazie alla vostra opera se i bimbi sono sereni e possono aggiungere alla sapienza che nutre la loro intelligenza, anche quella che riempie il loro cuore. Vorremmo poter dire forte, senza remora alcuna, la nostra fiducia nel futuro, il nostro impegno a favore della persona umana; vorremmo condividere con tutti, mediante un dialogo e un confronto serrato ma sincero, il nostro progetto di uomo che vogliamo sognare e perseguire. Sono convinto che- e mi rivolgo soprattutto a chi condivide la mia Fede – noi abbiamo da “raccontare” l’uomo all’uomo; abbiamo nelle nostre mani un tesoro prezioso, un’antropologia d’eccezione, con cui giocare non nel chiuso delle nostre riserve o timidezze, ma in campo aperto, nelle moderne “agorà”, di cui la famiglia oggi è l’espressione più viva. Vorrei allora invitarvi ad non aver paura delle difficoltà e della sordità morale che sembra prendere il sopravvento; ma guardare avanti con ottimismo, confermando ogni giorno quella passione educativa, che da sempre ha caratterizzato la missione dell’insegnante.

Vi ringrazio anche per la vostra tangibile generosità che già ha preso la strada giusta, i bisogni cioè della gente meno fortunata.

Un saluto a tutti voi, un saluto particolare ai magnifici bimbi, insieme ai sensi della più sincera stima che mi è gradito confermare a voi tutti.

+ Franco AgostinelliVescovo di Grosseto

Grosseto, 26 marzo 2007

Festa di San Guglielmo: conclusa la visita pastorale a Braccagni

Con la solenne concelebrazione di domenica 11 febbraio (Festa di S. Guglielmo, patrono) si è conclusa a Braccagni la Visita Pastorale iniziata il 4.

La S. Messa di apertura è stata per la comunità di Braccagni una occasione molto particolare, basta pensare che in tale giorno, “dedicato alla vita”, sono stati battezzati due bambini che quindi, per il sacramento ricevuto, proprio in questo giorno, sono nati alla vita cristiana, Raul Pietro e Giovanni, questi i loro nomi, sono i figli di Pietro, nato a cresciuto a Braccagni, e Laura Pimpinelli e di Domenico e Cristina Colella, che sebbene abitanti da poco nella frazione si sono molto ben integrati tanto che Cristina è punto di riferimento in Parrocchia per le attività dell’oratorio.

La lettura scelta del parroco Don Luigi e proposta prima del suo benvenuto a S.E. Franco Agostinelli, Vescovo di Grosseto, era tratta dalla prima lettera di S. Pietro Apostolo ai responsabili delle comunità ed ha fornito spunti di riflessione per tutti (a parte riportiamo le personali riflessioni del lettore Bruno Terzo).

I suggestivi riti del Battesimo, i canti della Corale Livallia hanno fatto sì che la s. Messa, sebbene più lunga del solito, sia stata intensamente partecipata dalle molte persone presenti e che hanno dato subito l’impressione, peraltro confermata nel proseguo, di quanto sentita sia stata la visita Pastorale per gli abitanti di Braccagni.

Nella giornata di martedì sono iniziate le visite alle varie componenti della frazione iniziando nella mattinata dalle scuole elementari e materne. Considerata l’intensità dell’incontro e delle grandi sensazioni vissute dai bambini e dai grandi pare necessario fare un resoconto in altra parte del giornale.

Nel pomeriggio è stata la volta degli anziani. Dopo il caloroso benvenuto del presidente, il Vescovo ha voluto fornire il suo pensiero sull’importanza della terza età; il fatto di essere depositari della cultura e delle tradizioni, quasi senza volerlo, senz’altro senza averne le basi formative che oggi esistono, infatti, il livello di scolarizzazione degli anziani è senza dubbio inferiore a quello attuale, ma cultura è anche conoscenza basata sull’esperienza e ciò deve essere un grande patrimonio per tutta la comunità.

E’ stata quindi la volta della visita alla Circoscrizione e dopo il saluto della Presidente, Patrizia Balestri, S.E. Mons. Agostinelli si è intrattenuto affabilmente con i Consiglieri presenti.

E’ seguito l’incontro con i giovani dell’oratorio e con l’Unione Sportiva nel corso del quale è stata benedetta la tribuna del campo di calcio; gli eventi recentemente accaduti a Crotone e Catania hanno dato lo spunto per riflettere sull’importanza dello sport in quanto tale, qualcosa che fa bene al corpo ma anche all’anima dei giovani, come soleva dire Don Bosco che di oratori e gioco se ne intendeva molto.

La giornata si è conclusa con l’incontro con la corale Livallia. Una corale nata trenta e più anni fa all’ombra del campanile della chiesa e per le esigenze del culto a Braccagni, ma che ha avuto l’onore di cantare molte volte in S. Pietro: di particolare importanza il servizio liturgico svolto durante la Messa papale in piazza San Pietro nel giubileo degli infermi (6 giugno 1983); sono state ricordate le tappe più significative della vita della corale stessa e la valenza della musica sacra, canto gregoriano in primis..

Nel pomeriggio di mercoledì il Vescovo ha visitato i diversamente abili e volontari del Centro Noi Insieme, espressione della Charitas Diocesana; in tale occasione è stata benedetta l’immagine della Madonna Immacolata che il Centro di Promozione sociale “Gli Anta” ha donato alla Parrocchia in ricordo della visita Pastorale.

Dopo l’incontro con gli operatori economici della zona, la visita al cimitero che è stato un altro momento di sentita partecipazione da parte dei fedeli, nonostante l’inclemenza del tempo e i colloqui individuali con gli abitanti di Braccagni, S.E. ha salutato i volontari della C.R.I., cui ha partecipato anche l’On. Hubert Corsi, Presidente del Comitato Provinciale, e che svolgono una meritoria opera di carattere sociale.

Al termine, dopo una frugale cena, c’è stato un confronto con i genitori della Parrocchia e, data l’importanza dei temi trattati, pare necessario pubblicare nota a parte.

La visita agli infermi del paese e l’incontro con i bambini del catechismo hanno concluso il programma, ma la festa di S. Guglielmo, che da sempre viene celebrata la seconda domenica di febbraio, era occasione troppo ghiotta per non farla coincidere con la conclusione ufficiale.

La solenne concelebrazione del Vescovo, con Don Giovanni e Don Carmelo, la Corale Livallia magistralmente diretta da Mons. Pablo Colino, vecchio amico della Corale; la presenza del Sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, hanno fatto da adeguata cornice alla settimana che senza dubbio lascerà nel cuore di tutti un ricordo indelebile; infatti il livello partecipativo della popolazione e dei responsabili delle varie componenti del consiglio pastorale e delle associazioni è stato ai massimi livelli e anche il Vescovo, nella sua omelia conclusiva, non ha mancato di sottolineare ed apprezzare tale confortante aspetto.

E’ stata proprio una bella esperienza che tutti hanno vissuto intensamente.

B.T.

A Don Luigi CorsiParrocchia San Guglielmo

di Braccagni

(Letta al popolo durante la Messa domenicale)

Carissimo don Luigi,

sono passate alcune settimane dalla Visita Pastorale nella Parrocchia di Braccagni, ma ti assicuro che il ricordo di quei giorni rimane in me vivo, accompagnato da un senso di nostalgia e dal desiderio di potervi incontrare di nuovo, anche se, mi rendo conto, devo commisurarlo con i molteplici impegni che incalzano di continuo.

Desidero ringraziare con te il Signore per il dono che ci ha fatto, per la comunione sincera che abbiamo potuto sperimentare, per il sostegno spirituale che ci ha elargito, per averci donato di poter incontrare e dialogare con tante persone.

Ma voglio ringraziare anche te personalmente, caro don Luigi, innanzi tutto per la testimonianza che di continuo ricevo da te: la tua dedizione, l’amore per la tua gente, l’amore incondizionato verso la Chiesa, l’unità salda con il tuo Vescovo, sono motivi che mi spingono a ringraziarti, in un momento in cui tutto ciò non sempre è moneta corrente, anche in chi ha fatto della Chiesa la sua scelta di vita. Ma voglio ringraziarti anche per la preparazione accurata alla Visita Pastorale e per aver saputo coinvolgere la popolazione di Braccagni in questa bella avventura. Infine ti ringrazio anche per la comunione e l’amicizia serena e sincera di cui mi hai gratificato in quei giorni.

Non posso dimenticare anche tutti i collaboratori, che non hanno lesinato impegno e fatica perché la Visita Pastorale fosse occasione di arricchimento umano e spirituale per tutti. E con loro ricordo tutto il popolo di Braccagni, perché, ciascuno per la sua parte, ha portato il suo contributo per non far passare invano questa grazia del Signore.

Ripercorro mentalmente i momenti vissuti insieme, dalla Liturgia in Chiesa, partecipata da tante persone e accompagnata dalle note armoniose del coro; dai vari incontri, con i giovani, con gli anziani e con gli ammalati, con i lavoratori, con gli sportivi, con le persone impegnate nel volontariato, con i membri del Consiglio Pastorale e del Consiglio per gli Affari Economici, con i catechisti, con i genitori e le famiglie, con le singole persone nei colloqui personali. Ma soprattutto non posso dimenticare gli splendidi bambini incontrati nella scuola e le loro insegnanti che con amore e competenza attendono alla loro formazione. Non si spegnerà facilmente l’eco del loro entusiasmo, della loro esuberanza, della loro felicità dipinta nei loro volti luminosi: che grande dono sono per tutti e quale grande miracolo la loro presenza, che ci riconcilia e ci fa scegliere la vita! Quale grande appello ci giunge dalla loro presenza a farci carico della passione educativa, che riguarda noi adulti, sempre anche quando costa e forse è faticosa!

Tutto questo patrimonio che il Signore mette nelle nostre mani, non può andare perduto, né essere spento e appiattito dalla banalità quotidiana. Bisogna ripartire, non possiamo fermarci, non ci è lecito. Dalla Visita Pastorale dovrà nascere nuovo slancio nel nostro impegno di evangelizzazione e nel nostro impegno umano e civile, che coinvolge tutti per il bene comune della gente, soprattutto delle generazioni più giovani.

La Chiesa è la gente, vive in mezzo alla gente, si fa carico delle sue attese, dei suoi bisogni, dei suoi problemi; nulla di ciò che è umano è estraneo alla Chiesa, i suoi cammini devono necessariamente incrociarsi con i sentieri dell’umano; non dimentichiamo che Gesù Cristo è il Figlio dell’Uomo e la persona umana, con tutte le sue variabili, è soggetto dell’evangelizzazione.

La Visita Pastorale allora dovrà continuare, con il contributo di tutti, ripartendo con buona volontà, senza lasciarci scoraggiare dalle difficoltà e dagli inevitabili insuccessi; il seme che oggi gettiamo, prima o poi fruttificherà.

Caro don Luigi e cari amici e fratelli di Braccagni, vi porto nei miei ricordi e, se me lo consentite, nel mio cuore; ringrazio il Signore perché mi gratifica con dei fratelli e sorelle su cui posso contare e che mi affiancano nella “buona battaglia” per la Fede.

Il Signore vi protegga, confermi la vostra decisione, vi renda forti nella Fede, nella Speranza, nella Carità; faccia risplendere su di voi il suo Volto, vi assista e vi benedica.

Ed è nel suo nome che anch’io benedico voi tutti le vostre famiglie, i vostri giovani e i vostri anziani, il vostro lavoro, i vostri progetti e che la gioia del Signore Risorto vi accompagni nel cammino della Pasqua.

Franco Agostinelli

Vescovo di Grosseto

25
Gen
08

Gli orti e il Pinsuti

La campagna degli Acquisti ed i suoi personaggi

GLI ORTI E IL PINSUTI

di Roberto Tonini

Ogni famiglia che abitava agli Acquisti aveva un proprio orto. Questi erano nella strada che andava dietro l’officina, subito dopo i semensai del tabacco. C’era una stradina a sinistra e sulla destra iniziava tutta una serie di orti dove le famiglie ci coltivavano i loro ortaggi. Sul bordo destro della stradina scorreva la canaletta dell’irrigazione con l’acqua proveniente dalla Bruna. La zona era quella dove sarebbe poi nato lo stabilimento di Ovorosso.

Il nostro orto era l’ultimo, proprio in fondo alla stradina. Io ci andavo sempre con il mi nonno Cecco e la mi nonna Stella. Erano infatti loro che lo curavano e raccoglievano la verdura. Il mi babbo era impegnato come capo officina, la mi mamma ci’aveva tre figlioli a cui badare per cui loro non potevano certo venirci.

Chi voleva ci teneva anche qualche animale. Noi per esempio ci si teneva i coniglioli che la mi nonna ogni tanto ammazzava. Io l’aiutavo a macellarli tenendoli per le zampe mentre lei lo spellava e poi lo sbudellava. La pelle la stendeva con delle canne tagliate a misura e poi appese all’aria, per poterle poi vendere. In mancanza delle canne la pelle poteva anche essere sbattuta violentemente contro il muro della casa e li ci rimaneva attaccata e ci si asciugava lo stesso.

A dire la verità più che venderle la mi nonna le barattava con qualcosa che portava il Bianchi. Si, era proprio il Bianchi che poi avrebbe aperto il grande negozio di mobili a Grosseto. Allora veniva ogni tanto in fattoria e le pelli di coniglio andavano a scalare il conto di quello che lui portava. All’inizio veniva con una bicicletta e il portabagagli, poi cominciò a venicci con l’Ape. Un altro che faceva lo stesso giochino del baratto era Salvatore il pescivendolo detto anche il Morino. Anche lui arrivava una settimana si e una no con la bicicletta con dietro un portabagagli dove c’erano legate due cassette di pesce, soprattutto sardine e acciughe, avvolte nelle balle fresche e umide. Alla faccia delle celle frigo di oggi!

Pe torna’ agli orti. Il terreno erano bello, scuro, grasso e profumato. Quando a fine inverno si doveva vangare da capo a fondo tutto l’orto arrivava agli Acquisti un personaggio leggendario. Un personaggio, mitico nel suo genere, che non abitava agli Acquisti, ma veniva regolarmente all’epoca delle vangature degli orti. Era il Pinsuti.

Era un vecchio robusto, non tanto alto, biondiccio e quasi pelato sotto il suo “piruliro”, come noi si chiamava il berretto basco. Era pure sdentato: aveva un solo dente di sopra e uno di sotto, ma non coincidevano. Era buono come il pane. Veniva a vangare gli orti nostri. Quelli di fattoria li vangano lo Zulicche (Alfredo Paolini).

Si portava dietro una sua vanga personale come fa un professionista del biliardo con la sua stecca. Tutto il suo guardaroba stava in una mezza balla che attaccava al manico della vanga portata in spalla quando, sempre e solo a piedi, viaggiava per le strade di Maremma.

Il mi nonno Cecco gli diceva cosa voleva fare nell’orto, il prezzemolo, l’insalata, eccetera e lui cominciava a vangare preparando gli squadri del terreno. Era uno spettacolo vederlo lavorare così preciso e bello. I suoi gesti erano cadenzati, armoniosi, da professionista e da artista. Quando finiva il lavoro vedevi che da un pezzaccio di terra ricoperto di erbacce veniva fuori una precisa, profumata e colorato aiuola da orto: un capolavoro.

Mentre vangava con le maniche di camicia rimboccate e a mettere in mostra degli avambracci gonfi di bei muscoli, si piegava via via per levare la gramigna dalle zolle o per recuperare qualche bel lombrico lungo e grassottello che mi lasciava e io mettevo in un barattolo di latta perché ci avrei potuto fare la mazzacchera per l’anguille.

La notte dormiva nel nostro forno per il pane, sotto le scale di casa. La mi nonna Stella, sempre sospettosa, mi diceva che era un tipo un pò strano e che mangiava le tartarughe ed i ricci. Però lo faceva mangiare a tavola con noi. Mangiava soprattutto pane inzuppato a causa dei denti. Aveva gli occhietti socchiusi e ridenti, erano occhi dolcissimi e buoni.

A me voleva bene e quando mi accarezzava la testa non faceva come tutti gli altri che mi struffavano i capelli o mi ci davano un mezzo nocchino.

A bocca chiusa, quando erano gli occhietti semisocchiusi ed il mezzo sorriso a dominare la faccia assomigliava in modo impressionante a Papa Wojtyla. Appena apriva bocca e spuntavano i denti diveniva un incrocio tra Braccio di Ferro e Teomondo Scrofalo (ricordate Asta Tosta (Oggetti Tosti Per Tutti I Gosti… pardon, I Gusti) nel Drive In di Ezio Greggio?

Non so perché ma quando sentii per la prima volta la canzone di De André “Il Pescatore” mi venne subito in mente il Pinsuti: “e aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso…”. Mitico!

25
Gen
08

Angolo del libro a cura di Corrado Barontini

ANGOLO DEL LIBRO – a cura di Corrado Barontini

Fidanzi mi scrive: “A proposito della Sentinella, come sempre sono a chiederti un contributo…”. L’Angolo del libro diventa ogni anno una scommessa con i tanti volumi che vengono pubblicati in Maremma o sulla Maremma. Impossibile stare dietro a tutti e soprattutto metterci tutto. Oggi la frazione di Braccagni viene scelta da tante famiglie per andare a viverci e a me piace pensare che le considerazioni per scegliere questo posto non siano solo economiche o logistiche, ma che tengano conto di quello che c’è: una rivista della comunità, una rassegna dei Maggi, una fiera… eppoi l’Associazione culturale Galli Silvestro.

Insomma… cercherò di assolvere al meglio alla richiesta di Roberto per dare un “contributo”; si tratta di scegliere qualche libro che parla di tradizioni e di cose della Maremma. Tenendo conto naturalmente dei libri più vicini al paese. È un po’ questo il sodalizio che si è creato con i lettori.

Per far contento Daniele Lamioni, di origini maglianesi, accenno subito ad un libro di Guido Gianni, uscito postumo, dal titolo “Allarmi siam ridicolifascisti a Magliano“. Lo ha pubblicato Stampa Alternativa e l’ha curato Irene Blundo (che fra l’altro dal giornale La Nazione, quando è il momento, parla bene del Maggio di Braccagni).

Per le edizioni di Stampa Alternativa è uscito anche il libro di Luciana BelliniRacconti raccontati” che è una ristampa della prima edizione del 1998 (diventata ormai introvabile): “Luciana Bellini apre il ventaglio della memoria senza che un grammo di polvere si diffonda. Un ritratto antico, un vecchio portagioie, una cartolina datata bastano per dare corpo a una folla di sensazioni, di personaggi, di storie” (è scritto nel retrocopertina ed io non potrei dire meglio).

Per non trascurare la montagna amiatina voglio segnalare un altro editore, Mario Papalini, che con la casa editrice Effigi di Arcidosso ci consegna una bella paccata di titoli; quest’anno ha fatto uno scoop con il libro di Lucio NiccolaiDavid Lazzaretti davanti al Sant’Uffizio” uscito a fine estate. È stato un evento perché l’autore ha potuto mettere le mani e gli occhi nell’Archivio della Congregazione per la dottrina della Fede della città del Vaticano dove ha avuto accesso ai documenti, assolutamente inediti, relativi al “processo” contro Lazzaretti davanti al Sant’Offizio. Questo libro dunque consente una conoscenza ulteriore dei fatti e delle circostanze che portarono al sacrificio del “Profeta dell’Amiata”.

Sempre per le edizioni Effigi un bel libro fotografico intitolato “Maremmasi canta il maggio a Roccastrada” con immagini straordinarie di Marco Burattini e Marco Muzzi che hanno vissuto il maggio seguendo alcuni gruppi e naturalmente fotografandoli con arte. Il libro contiene una bella introduzione sul Maggio folklorico di Florio Carnesecchi ed un saggio su La tradizione del Maggio nel comune di Roccastrada di Paolo Nardini; ci sono nel libro anche alcune noterelle mie sulla tipologia dei Maggi presenti nella zona di Roccastrada. Un libro così bello se non lo cercate me n’ho a male.

Eh, sì, il Maggio. Pensate, son anni che Braccagni offre uno spazio e amplifica le voci di questa tradizione e finalmente oggi si parla di proporre un riconoscimento UNESCO che metta insieme la poesia estemporanea e la tradizione del Maggio come beni immateriali da conservare e segnalare al mondo intero.

Su questa usanza un libro, curato da Serena Cola, è partito proprio da Braccagni; s’intitola: “La tradizione del Maggio in Maremmale squadre maggerine“, editore Innocenti.

È il primo libro che parla dei Maggi in maremma realizzando una sorta di censimento delle squadre maggerine. L’autrice conosce bene la tradizione facendo lei stessa parte di un gruppo. Nel libro si affronta l’argomento dell’aggregazione dei maggiaioli dando risalto ai cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni che hanno visto partecipi della tradizione anche le donne e i ragazzi, mentre in passato le squadre erano formate da soli uomini. Parlando della attuale composizione dei gruppi scrive Cola: “sono costituite da gruppi di amici, compagni di lavoro e parenti , che si uniscono spontaneamente per andare a portare i propri canti nelle campagne, generalmente in quelle località di origine dei componenti“.

Questo libro censisce una trentina di “squadre di maggiaioli” delle quali oltre venti sono ancora attive e molte le ritroviamo proprio il primo maggio a Braccagni. La festa del Maggio, come ben sappiamo, coniuga nella tradizione il momento civile della festa del lavoro con l’usanza di andare a fare gli auguri nella notte fra il 30 Aprile e il primo Maggio.

Questo libro è stato un momento di rilancio sulla tradizione che per tante ragioni è quella più diffusa nella provincia grossetana e forse non sarebbe male affrontare l’argomento in maniera più organica, magari con un convegno che affronti altri aspetti non contenuti in questo libro ricco di immagini e di notizie. Restituire consapevolezza sulla consuetudine e sulle modalità espressive che rappresentano l’entroterra culturale più seguito dalla gente di maremma serve ai turisti ma anche a chi ci abita.

Non posso non segnalare l’ultimo libro di Duilio Tosi in arte Tosibelli, prolifico autore della Maremma, uomo legato alle tradizioni e ai racconti orali tramandati anche grazie alla sua scrittura.

Il suo ultimo lavoro: “L’urla del tramonto – Gavorrano sull’orlo delle colline” editrice Leopoldo II di Follonica. La ricerca, contenuta anche in questo libro, si affida alla memoria, al vissuto, ai ricordi che mettono insieme luoghi e figure disegnando l’identità del territorio, come quello minerario, dove il minatore ad esempio, o i partigiani, sono stati protagonisti di lotte e di tragedie: ora vittime, ora soggetti di resistenze eroiche.

Non è un caso – scrive Luciana Rocchi nella prefazione – che le poesie che compaiono nel testo siano dedicate a minatori e partigiani. E a dire il vero è il linguaggio della poesia che sembra il più congeniale allo scrittore Tosibelli…” Tutto il libro è percorso da scene di vita che per quanto rese in maniera letteraria mantengono una straordinaria espressività ed un fondamentale legame con la realtà del passato.

Trasmettere la memoria orale in modo da non permettere che tutto si perda per sempre.

Sembra essere questo il senso e forse il progetto contenuto nelle opere di Tosibelli. La sua espressività ci offre sempre un quadro variegato di notizie che vengono scritte, pare proprio, con l’intento di ritrovare uno stato d’animo, una sensazione, un modo di essere vero fino all’inverosimile.

Invitandovi a leggerlo vorrei concludere con la frase della presentazione di Luciana Rocchi: “Forse neanche uno storico illustre avrebbe saputo trasmettere meglio la simmetria tra il generale e il particolare, le strutture e la vita“.

Giulio Guicciardini Corsi Salviati – Le fotografie di famiglia alla tenuta degli Acquisti 1898 – 1958

Edito dall’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma, Comune di Grosseto; a cura di Carlo Bonazza con una presentazione di Giovanni Contini.

Questo è assolutamente un libro che appartiene a Braccagni.

Le immagini pubblicate, oltre ai personaggi legati alla famiglia Guicciardini, ci restituiscono scorci di campagna, attività di lavoro, situazioni di caccia, fotografie di località maremmane prima dello sviluppo urbanistico (Castiglione della Pescaia, Forte San Rocco a Marina, Porto Ercole).

Giulio Guicciardini, nato a Firenze nel 1887, appena ventenne ereditò il grande patrimonio fondiario del nonno materno (il marchese Bardo Corsi Salviati) e la sua attività principale – come scrive Giovanni Contini nell’introduzione: “nel corso di tutta la vita fu quella di migliorare le sue aziende agricole, e in particolare la grande proprietà maremmana , cinquantamila ettari suddivise in tre parti: gli Acquisti, le Versegge in agro di Montepescali, e Banditaccia in agro di Montorsaio“. Questo straordinario personaggio dimostra un grande amore per la tenuta degli Acquisti procedendo nel tempo alla bonifica dei terreni soggetti alle terribili alluvioni della Bruna, tracciando chilometri di strade poderali, scavando canali di bonifica, costruendo case coloniche per abitazioni e ripari del bestiame.

Creerà tre scuole capaci di accogliere novanta alunni dalla fattoria e si attiverà per costruire, con il contributo di altri proprietari, una vera e propria chiesa a Braccagni.

La passione per la fotografia, unita alla sua passione per il disegno, ha inizio fin da ragazzo e l’archivio fotografico, conservato nella villa di Sesto Fiorentino, è riunito in molti album tenuti addirittura in una sala appositamente dedicata alle fotografie.

Un libro che racconta con le immagini la storia di Braccagni e la storia della bonifica, gli immensi spazi di Montepescali attraversati dalla ferrovia, con una sosta nella campagna dove il treno si fermava se c’era gente da scendere o da salire. Pensate un po’, il treno fa una stazione (fermata): “stazione di Montepescali” (ancora inesistente) e soprattutto per le cacciate invernali (l’invernata come era detto il periodo della caccia al cinghiale) la famiglia Corsi Salviati affittava un intero vagone dalle ferrovie.

Tutto questo è possibile trovare nel libro fotografico di Giulio Guicciardini che ci fa scoprire com’era il paesaggio (ma anche le persone) prima che Braccagni diventasse il centro di vita che conosciamo.

Questa la metto di giunta (un po’ come fa il macellaio con l’osso del brodo).

È stato presentato a Firenze, il 21 Novembre ’07, il CD “Caterina Bueno – Coro degli Etruschi dal Vivo, Firenze 1975″ Editore Pegasus; si tratta di un documento sonoro particolare che mette insieme, ad oltre trent’anni di distanza, i suoni e le armonie di una serata realizzata con Caterina Bueno (la cantante folk toscana scomparsa recentemente) e Morbello Vergari che diventano delle vere e proprie icone sonore rappresentative della cultura orale di quegli anni.

L’alternarsi di una riproposta fedele e di una rielaborazione colta contenuta nel CD, ci offre il profilo di un dibattito che ebbe, nel genere tradizionale, due filoni di confronto, fra i gruppi portatori della tradizione e gli interpreti che cercarono di introdurre nuove competenze musicali nei brani stessi.

Il dibattito, al di là delle discussioni, ebbe però il pregio di arricchire l’esperienza del canto popolare alimentando la curiosità e l’interesse dei giovani.

 

Segnaliamo anche il libro “La gente di Meleta” (al tempo in cui la miseria era ricchezza) di Mauro Bartolini dedicato a Roccatederighi e che contiene tra l’altro una foto dei maggerini di Sassofortino del 1950.

25
Gen
08

La voce del mi’ amico Latino e Abbattimento del silos del Massini

Bozzetti di vita paesana

LA VOCE DEL MI AMICO LATINO

 

Il mio amico Latino, che però io chiamavo Etrusco, tanto per giocare, aveva tante virtù, ma in particolare ce n’aveva una che nemmeno lui sospettava. Un giorno gli dico: ma lo sai che te c’hai la voce di un famoso personaggio che parlava alla radio? E lui: ma che mi dici? Mi metti in imbarazzo! No no – gli rispondo – ce l’hai proprio uguale: è una voce inconfondibile e a me molto, ma molto, cara. Cerco di metterlo sulla buona strada per indovinare chi era, gli dico che era senese, che faceva soprattutto la radio, che era famoso negli anni 50 e 60 e, un mi ricordo, ma forse anche po’ dei 70.

E lui ci prova e ci riprova, ma ‘un ce la fa. Allora alla fine gli faccio: ma almeno le trasmissioni che seguivano il giro d’Italia, quello in bicicletta, un te le ricordi? E lui, si, ma un mi ricordo a chi ti voi riferì. E allora, ma nemmeno le radiocronache del Palio ti ricordi? E lui rattristito da questo non ricordare: abbi pazienza Roberto, ma proprio mi sfugge……….

Da quel momento le visite di Etrusco si infittiscono per tentare di sapere di chi ci’aveva la voce, viene in bottega anche quando un gli serve niente, ciondolando, e con la sua splendida e unica voce sembra parlare anche di più, di ascoltarsi, pe capì a chi assomigliasse, o pe provocammi. E io niente!

Poi alla fine, ma dopo avello fatto soffrì pe’ un so quante volte che veniva in bottega, un bel giorno gli faccio: oggi ti dico di chi ci’hai la voce! E lui con gli occhi di chi sta per ricevere una grazia dal cielo: grazie Roberto, te un sai che piacere che mi fai! E allora io gli faccio calare dall’alto, come se fosse la concessione di un principato: te ci’hai la voce di Silvio Gigli! E lui mi guarda con quegli occhietti da topino sperduto come per chiedemmi: ora che devo fa, devo esse contento? Ma si vede che me lo legge in faccia e mi dice: grazie Roberto, te un sai che piacere che m’hai fatto.

E io: guarda che il piacere deve essere proprio tutto tuo perché la sua era una gran voce, calda, non so se definirla nasale, argentina e pastosa, ma sicuramente casereccia e che sapeva di giro d’Italia da lontano, di cavallucci e di panforte e di “ballate con noi”. Quindi te ogni volta che vieni in bottega parla quanto voi, io manco ti guardo, ma mi fa piacere ascoltarti, specie se un’ ti guardo, così mi sembra d’ave Silvio Gigli in ferramenta.

E lui contento. E io contento più di lui.

Poi un bel giorno mi si mette lì appoggiato al banco e mi fa: ma lo sai che ogni volta che ti vedo mi fai venì in mente il tu’ babbo Giorgio? E io: eh, mi fa piacere! E lui che manco mi ascoltava va a dritto a dimmi quello per cui era venuto in bottega e vo sapè quant’era che me lo voleva di.

E mi fa: ma lo sai te che quando io co’ la mi famiglia s’arrivò a Braccagni venni dal tu babbo a cercà di caricà l’acitilene pe’ fa luce e lui mi disse: e che fai luce coll’acitilene? E io gli dissi sì, o con che la dovevo fa? E lui mi disse: piglia il lume a gasse no? E allora io gli risposi che per ora non potevo perché non ce la facevo a pagallo. E lui mi fa: te pigliala e poi quando ci’hai i soldi me la paghi.

A questo punto gli occhi del mi amico Etrusco che già sono lucidini di suo diventano quasi acquosi e l’argentina voce alla Silvio Gigli si fa più fievole tremante e decisa nello stesso tempo. Io pe un fa la su stessa fine sua gli faccio: sì sì, lo so, lo faceva spesso.

Al chè, forse per non degenerare, Etrusco volta lentamente il culo, e borbottando sottovoce se ne va.

“E Siena trionfa immortale” Forse disse così uscendo una delle ultime volte che venne in bottega, così come diceva il suo gemello Silvio Gigli alla fine di ogni radiocronaca del Palio.

Roberto Tonini

L’abbattimento del Silos del Massini

Un nostro amico e compaesano che ormai da molti anni vive in Puglia, a marzo rientrando nel nostro paese, ad un certo punto con l’automobile si trovò dalle parti di Sticciano. La moglie gli fa presente che, senza accorgersene, aveva superato Braccagni. “Impossibile” – dice il nostro amico – non ho ancora visto il Silos!”.

Non sapeva che dal mese prima il Silos del Massini non c’era più, era stato abbattuto.

E’ venuto così a cadere un simbolo del nostro paese, posto ai margini della via Aurelia e che era impossibile non notare. Inutilizzato ormai da moltissimi anni, al suo posto sono già sorte palazzine abitative.